Un pizzico di sale

Guerrra insana

ROMA, 21 marzo 2011 - Qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila?”. Questo passo, che si legge nel vangelo di Luca (14:31 ), vuole richiamare tutti alla saggezza, a ponderare con cura le nostre iniziative prima di imbarcarci in azioni che potrebbero rivelarsi disastrose. Vero è che nessuno possiede la sfera di cristallo per determinare a priori il futuro, ma è anche vero che l’esperienza ci ha fornito alcuni punti di riferimento da tenere in grande considerazione:
1) La guerra è il fallimento della ragione e della capacità di dialogare. Chiunque si avventura alla guerra dimostra il suo fallimento;
2) La guerra, col suo carico di lutti, sofferenze, distruzioni e odio non può essere giustificata con ragioni umanitarie o politiche. La condizione dell’Iraq è lì a dimostrare il fallimento dei presupposti con cui quella guerra venne ingaggiata;
3) La guerra, al di là delle motivazioni di facciata, è ingaggiata per fini di egemonia territoriale e di sfruttamento economico.
La lotta non violenta ci chiama a sostenere i diritti umani, a cominciare dall’autodeterminazione dei popoli, ma non ci chiama ad avallare la guerra. Per questo è auspicabile perseguire ogni sforzo diplomatico che fermi la guerra e tuteli i diritti delle minoranze in Libia, come in molte altra parti del mondo.

Tratto da http://salvatorerapisarda.it/

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