Zimbabwe ed oltre

Zimbabwe: resoconto di un viaggio e di una speranza

Egli domandò loro: quanti pani avete? Andate a vedere. Essi si accertarono e risposero : cinque, e due pesci.

Marco 6, 38

ROMA, 4 novembre 2009 - Roma – Harare, capitale dello Zimbabwe, via Addis Ababa (non Abeba come ho sempre creduto) e ritorno, per me è stata la seconda volta. Ed anche per Anna Maffei: compagni di viaggio circa 4 anni fa, quando scoprimmo questo paese, la sua gente, i nostri fratelli e le nostre sorelle che vivono una vita difficile, sballottati dagli eventi di una politica che si decide molto lontano dall’Africa.

Dal gennaio 2006, a fronte di incredibili situazioni di privazione e di dolore, ha preso corpo la speranza, che ha animato tante chiese dell’UCEBI, di poter essere la risposta alle preghiere di chi soffre, come poi ci è stato scritto in una lettera dallo Zimbabwe.

 

Quando tornammo in Italia, allora, ci chiedemmo cosa mai avremmo potuto fare con le nostre limitate risorse a fronte delle enormi necessità che avevamo potuto constatare. Avevamo, nel migliore dei casi, cinque pani e due pesci per cinquemila persone.

Ma li abbiamo affidati al Signore che li ha adoperati, come sempre sa fare, in maniera sorprendente.

Il nostro percorso nelle chiese di Harare, la Emmanuel e la Glen View, dove sono stati realizzati due pozzi per l’acqua potabile, e in quella del sobborgo Tafara, dove si è avviato un centro nutrizionale per i bambini e dove è in svolgimento la campagna di adozione a distanza, si è svolto tra volti sorridenti, strette di mano, abbracci.

E tutto documentato dalla telecamera di Luca Bemportato, diretto con competenza ed affetto da Lucia Cuocci, regista di Protestantesimo, due nuovi compagni di avventure africane che hanno lavorato alla trasmissione dedicata a questo viaggio.

La visita all’ospedale di Sanyati e agli ambulatori rurali di Goredema, Mtange e Nanyunga , l’incontro con gli staff dei vari presìdi ci hanno fatto capire quali problemi, gravosi, ancora ci siano, ma ci ha messo a contatto con persone rinfrancate, che hanno ritrovato un motivo per ringraziare il Signore.

La visita al Seminario di Gweru (Facoltà di Teologia con un centinaio di studenti) e ad una scuola elementare (battista) e, infine, l’incontro con il Comitato Esecutivo della Convenzione Battista dello Zimbabwe sono state tappe di un percorso di speranza ritrovata e di gratitudine a Dio e a questi inattesi battisti italiani che Egli ha posto sul loro cammino.

Ma anche per noi, che pure seguiamo dall’Italia con puntualità e rigore il percorso dei contributi che inviamo, quello che abbiamo trovato, nelle persone e nei luoghi, ha superato le nostre attese.

Anche per noi è stato evidente che i nostri sforzi sono stati moltiplicati dall’azione di Dio in misura inattesa.

Ed è questo che voglio far sapere a tutte le sorelle ed i fratelli delle nostre chiese.

A Lui solo sia la gloria.

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