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Il Sì di Maria. Conferenza della past. Lidia Maggi in Puglia

 BARI, 27  gennaio 2020 - A fine novembre la teologa e pastora Lidia Maggi,  nell'ambito del progetto del Ministero biblico itinerante, è stata a Grumo Appula in provincia di Bari, presso la chiesa S. Maria di Monteverde, invitata dal parroco don Lino Modesto per parlare alla comunità cattolica del  "Sì di Maria".

La pastora Lidia Maggi ha spiegato che l'evangelista Luca presta una particolare attenzione a Maria: in un contesto patriarcale mostra come modello di discepolo per la chiesa una figura femminile, la madre di Gesù.

La tesi di Luca è che, colei che ha tenuto in grembo il "Dio con noi", il figlio di Dio, è anche colei che da madre del figlio si è fatta discepola della Parola.  La vocazione di Maria non è un semplice racconto di annunciazione, ma è una importantissima chiamata come le tante che troviamo nel Primo Testamento.

Luca ci propone un racconto teologico e non storico. Nell'evangelista non c'è la preoccupazione di raccontarci come è nato Gesù, ma soprattutto, come lo si accoglie. Bisogna fare lo sforzo di leggere questi racconti su un livello diverso dai fatti storici, riconoscendo che essi narrano verità che trasformano la vita e la rendono feconda.

Lidia Maggi ha ricordato che quando Dio chiama, l'interlocutore pone sempre una resistenza, una obiezione. L'obiezione di Maria nasce da una fede che vuole riflettere, tanto che osa discutere persino con Dio. La fede di Maria è dunque icona di una fede dialettica. Difatti lei dice: "Ma come possono avvenire queste cose?". "Avverranno, la rassicura l'angelo, perché il Signore sarà con te, scenderà su di te come una nube"; e come ha accompagnato il popolo nel deserto in forma di nube, accompagnerà te, non ti lascerà sola un momento". A quel punto Maria si convince e accetta. E' un sì consapevole, è il sì di Maria è: "Ecco io sono la serva del Signore, che sia fatto in me secondo la Tua Parola".

Subito dopo Maria decide di far visita ad Elisabetta per discernere la sua vocazione. Accanto alla chiamata di Dio c'è bisogno del riconoscimento della comunità dei credenti, sorelle e fratelli, che ci aiutino a discernere quanto è accaduto in noi.

La vocazione di Maria sarebbe stata abortita se Elisabetta non l'avesse accolta.

Infine la pastora Maggi ha ricordato che nel libro degli Atti la comunità si costituisce con il gruppo storico dei discepoli e Maria è presente. La comunità è riunita in preghiera nell'attesa dello Spirito che dà nuova forma a questa comunità, e Maria alla fine di tutto questo percorso, non siede sul trono principale ma è insieme agli altri, insieme ai discepoli. Questo è il dono più grande che Maria ci fa: la capacità di svuotarsi di ogni privilegio, di abbassarsi fino in fondo e di imparare a seguire le orme del Figlio, questo Figlio che a volte ha incoraggiato, che a volte non ha capito, che ha seguito fino alla fine.

Nella scena della croce riportata da Giovanni, sotto la croce non c'è solo la madre che perde il figlio, ma c'è un itinerario di discepolato che dagli inizi, per tutta la Galilea, fino a Gerusalemme, ha seguito Gesù. Maria non è sola, insieme a lei ci sono uomini e donne che hanno accompagnato Gesù fino alla fine, ma lei è felice di essere una fra i tanti nella comunità di coloro che lodano il Signore, e che portano avanti la sua vita attraverso la memoria della sua parola, e la presenza di Gesù attraverso il gesto di spezzare il pane.

Dopo l'esposizione della pastora Lidia Maggi c'è stato un dibattito interessante: alcune donne e alcuni uomini hanno fatto domande, espresso il loro pensiero. Altre donne si sono dichiarate sconvolte dalla visione più umanizzata di Maria, in particolare una ha chiesto "ma che cosa ci hanno insegnato fin'ora? La pastora ha invitato tutti e tutte a leggere la Parola interrogandosi sul suo significato, e  soprattutto a non delegare o lasciare che altri lo facciano per noi.

Edoardo Arcidiacono

 

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