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Menno Simons: Fondamento della Dottrina Cristiana

Tratto da Riforma del 3 dicembre 2019

 RIFORMA, 3 dicembre 2019 - Nell’ambito della collana di studi battisti, curata dalla Commissione storica dell’Unione evangelica battista d’Italia (Ucebi) e pubblicata dalla casa editrice Gruppi biblici universitari (Gbu), che ha accolto la relativa proposta editoriale da parte della Commissione stessa, fa la comparsa un testo di Menno Simons: Fondamento della Dottrina Cristiana*. Nella collana sono già stati pubblicati due classici del Battismo: Il marchio della bestia di John Smyth e Il mistero dell’Iniquità di Thomas Helwys, e nei prossimi anni vi saranno altre pubblicazioni che offriranno al pubblico italiano gli strumenti necessari per la conoscenza del Battismo.

Menno Simons scrive il suo Fondamento della Dottrina Cristiana in età matura (1539), d’altronde è tra gli anabattisti uno dei più anziani a intraprendere il pericoloso viaggio di questa nuova fede (1536). Ebbe il ruolo di afferrare per i capelli le tante comunità anabattiste disperse nei Paesi Bassi dopo i tragici eventi di Münster, rimettendo al centro dell’agenda la chiesa come comunità cristocentrica. La sua figura alquanto ordinaria si impose sulle personalità anabattiste un po’ sopra le righe che lo avevano preceduto, con l’effetto di una significativa crescita di questo particolare Anabattismo che prenderà il nome dal suo fondatore. Dalle dispute che avvenivano, soprattutto con il gruppo in competizione, il Calvinismo, emergono i punti essenziali del nascente Mennonismo: il battesimo dei credenti, l’incarnazione, la purità della chiesa, la disciplina, la chiamata dei pastori nella chiesa e il rapporto stato/chiesa.
Fabrizio Tartaro ci dona una traduzione bella e scorrevole (la prima in italiano) del Fondamento, un classico dell’Anabattismo. Nei tempi attuali in cui nascono dialoghi pieni di speranza tra Mennoniti e Cattolici, Riformati e Luterani, è un dovere intellettuale e morale ascoltare la voce di coloro che in quei tempi furono vinti da un modello religioso che utilizzò, per difendere le sue ragioni, la forza della spada. Gli anabattisti furono vinti, ma posero le fondamenta di quella libertà che oggi è patrimonio di tutte e di tutti. Un solo esempio: spiegarono ai dottori in teologia e alle istituzioni pubbliche che reo e peccatore non sono la stessa cosa, che si possono trasgredire le leggi civili ed essere puniti, ma non si può finire in prigione, essere torturati e uccisi perché si crede in qualcosa che non è riconosciuto dal potere del magistrato.
Il lettore che scorrerà il Fondamento della Dottrina Cristiana incrocerà tutti questi temi. Io mi limito a fare un breve cenno a due: l’argomento sul battesimo e il ruolo dei magistrati. Menno Simons si avvicina al tema del battesimo con quell’ingenuità che viene da un principio appreso dai maestri della Riforma: la chiarezza delle Scritture. Non è forse tra gli argomenti più chiari delle Scritture che il battesimo viene dopo la fede ed è segno di pentimento e di impegno a vivere una vita rinnovata? Non è forse tra gli argomenti più chiari che il battesimo si fonda su un ordine del Signore che dice ai discepoli di andare nel mondo, predicare l’evangelo e battezzare chi ha creduto? E quindi Menno Simons può dire al lettore, mentre lo esorta a rivedere le sue idee: «... noi non desideriamo nessun’altra acqua che quella che la Parola del Signore ha comandato» (p. 134). È un chiaro invito al lettore a una personale ricerca nella Parola di Dio. Una libertà a discernere senza vincoli autoritari il significato delle Scritture.
Con la medesima ingenuità e chiarezza si rivolge ai magistrati. La richiesta di non perseguitare chi non vuole fare altro che seguire fedelmente il suo Signore diventa anche una denuncia politica dello sfarzo, della violenza e dell’ingiustizia che regna tra coloro che detengono il potere. Il tono di Menno Simons si fa profetico: chiede di non ostacolare il cammino del popolo di Dio; ricorda loro che non vi è alcuna differenza tra un imperatore o una persona comune, entrambi saranno domani cibo per i vermi; afferma che la verità si manifesta non tra coloro che si fanno chiamare dottori, ma in coloro che passano per essere il sudiciume della terra. Denuncia che nelle case e nelle corti dei ricchi e dei nobili non c’è che fasto e baldanza, oltre che il sudore e il sangue dei poveri innocenti. Ma il passaggio profetico più importante è il seguente: «Non usurpate il giudizio e il regno di Cristo perché lui solo è il sovrano delle coscienze e oltre a lui non c’è nessun altro» (p. 250).

Raffaele Volpe

Menno Simons, Fondamento della Dottrina Cristiana, a cura di Fabrizio Tartaro. Chieti, Edizioni Gbu, 2019, pp. 314, euro 16,00.

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