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Home Zimbabwe ed oltre Lo Zimbabwe: mondialità e la lotta contro la povertà

Lo Zimbabwe: mondialità e la lotta contro la povertà

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Ospedale e ambulatori

L'impegno dell'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia (UCEBI) nello Zimbabwe è cominciato con il sostegno all’Ospedale battista di Sanyati in un momento in cui mancava tutto, dai farmaci al carburante, dall’ambulanza ai medici, dalle attrezzature alle infermiere degli ambulatori rurali. Il nostro impegno è cresciuto negli anni affiancando gli amministratori e il personale tutto nel loro sforzo di tenere aperto il presidio sanitario anche nei momenti più drammatici, come nel 2008 quando, per le conseguenze dell’inflazione ormai totalmente fuori controllo, nel paese non si trovava più niente, neppure i beni di prima necessità. Ci siamo riusciti. L’ospedale e gli ambulatori hanno sempre continuato a lavorare servendo un bacino di centinaia di migliaia di abitanti. Abbiamo offerto incentivi all’unico medico zimbabwano dell’ospedale e a tutte le infermiere delle aree più lontane e disagiate. Abbiamo acquistato medicine, un’ambulanza e una vettura di servizio fornendole del necessario carburante. Un’associazione amica ha acquistato le lavatrici per l’ospedale. Abbiamo consentito la manutenzione delle vetture di servizio e delle apparecchiature disponibili e con l’otto per mille valdese è stato fornito un apparecchio radiologico. Il contributo 8 per mille avventista ha consentito la ristrutturazione di due ambulatori che nel prossimo futuro speriamo di equipaggiare di due pozzi e quindi finalmente di acqua corrente. Nel 2009 prima di Natale siamo anche  riusciti a fornire a tutto il personale di ospedale e ambulatori (129 dipendenti) un dono una tantum che è stato davvero molto apprezzato. Il nostro impegno continua e, nonostante ci sia stato qualche piccolo miglioramento nell’economia del paese, esso è essenziale per la sopravvivenza stessa di questi presidi.

 

I pozzi

Lo Zimbabwe nella fase peggiore della sua crisi economica è stato anche attraversato da una gravissima epidemia di colera che è costata la vita a migliaia di  persone, particolarmente nella capitale. L’amministrazione della città, come ci ha detto personalmente il sindaco di Harare che abbiamo incontrato in occasione della visita della nostra delegazione, non era stata in grado di garantire l’acqua potabile per tutti i 3 milioni di abitanti. Per rispondere a questa emergenza idrica abbiamo realizzato due pozzi in due diverse zone della città presso due chiese battiste, entrambe le quali ospitano scuole. Questi pozzi sono aperti ai quartieri interessati e perciò servono centinaia di persone ogni giorno. Ancora oggi ci arrivano notizie di quanto essi siano una benedizione, particolarmente in quei giorni in cui per varie ragioni l’approvvigionamento di acqua in città viene sospeso.

 

 

Adozioni a distanza e progetto Ester

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Lettera ai sostenitori 19 settembre 2011

Lo Zimbabwe è un paese ancora fortemente falcidiato dalla pandemia dell’Aids che porta via uomini e donne ancora in giovane età e produce un’altissima percentuale di orfani dal destino segnato. In collaborazione con la Convenzione battista dello Zimbabwe nel 2008 è partito il programma “Una vita – Un dono”, con l’adozione a distanza di 183 orfani zimbabwani. Mentre stiliamo questa relazione i bambini sostenuti da “genitori adottivi” italiani nel nostro programma sono arrivati a 339. Il programma si propone di sostenere gli orfani con un contributo mensile,
seguirli nel proprio contesto di famiglia allargata e all’interno della propria chiesa di appartenenza, dando loro il necessario per vivere e andare a scuola. Nel 2009 abbiamo ritenuto necessario fornire il programma di un coordinatore, il giovane sociologo Lancelot Muteyo, che in Zimbabwe porti avanti il programma, visiti i bambini, si occupi della distribuzione trimestrale dei contributi, ci relazioni su tutto, aggiorni le liste di orfani e pastori di riferimento, raccolga le necessarie informazioni sui nuovi orfani da sostenere. L’impegnativo programma è seguito in Italia presso i nostri uffici anche con l’aiuto di alcuni volontari.

Accanto alle adozioni a distanza è partito nell’autunno 2009 il Progetto Ester, che prende il nome dal personaggio biblico Ester, essa stessa orfana adottata da suo zio e divenuta poi regina di Persia ed eroina della fede. Il Progetto sostiene 5 nuovi nuclei familiari, ciascuno costituito da una vedova che oltre ai suoi bambini si prende cura di un/a bambino/a altrimenti in stato di abbandono. Il programma, coordinato dal pastore Chiromo e dal pastore Chirovamavi, fornisce alle famiglie un contesto abitativo dignitoso e il necessario per vivere e per consentire ai bambini di andare a scuola.

Il programma ha anche prospettive più ambiziose in quanto stiamo lavorando ad un progetto di professionalizzazione delle vedove e dei figli più grandi costruendo e attrezzando una sartoria con un progetto elaborato dal fratello Paolo Meloni della chiesa di Cagliari che include anche un adeguato corso di formazione.

Infine fra i progetti che riguardano espressamente l’infanzia in difficoltà il CE UCEBI ha anche approvato un progetto di sostegno a un’iniziativa portata avanti con enormi sacrifici nell’area di Tafara ad Harare da una chiesa locale che consiste nell’assistenza diurna a circa una trentina di bambini/e orfani in stato di abbandono. C’è da fare il sistema fognario, costruire un piccolo locale che ospiti il centro diurno e fornire la chiesa e il quartiere di un pozzo di acqua potabile.

Il sostegno ai ministri della Convenzione battista dello Zimbabwe

E’ evidente che le difficoltà economiche in cui si dibatte il paese hanno portato anche negli anni a un grave impoverimento generale delle chiese e di conseguenza dei pastori e delle loro famiglie, nonché delle vedove e dei pastori emeriti. La polverizzazione della moneta locale ha dissolto i fondi pensione e dunque vedove ed emeriti non possono contare su alcun assegno alla fine del loro ministero attivo. Ecco perché pur con i nostri limiti sia nel 2008, sia nel 2009 abbiamo effettuato l’invio di una somma una tantum per tutti loro. L’ultimo invio oltre che destinato a pastori, vedove, emeriti e staff della Convenzione comprendeva anche lo staff del Seminario. Un piccolo dono per  148 famiglie.

Istruzione

Fra i programmi che il Ce ha esaminato e approvato anche attraverso l’utilizzo di alcuni fondi statali destinato a chiese e associazioni per fini sociali, c’è stato il sostegno alla formazione, diretta particolarmente al Seminario battista di Gweru che conta attualmente 78 fra studenti e studentesse. Tale sostegno si è concretizzato nel fornire al Seminario alcuni computer e stampanti e alcune borse di studio per studenti in teologia.
Inoltre fra i progetti indirizzati alla formazione, l’UCEBI ha previsto di sostenere, insieme ad altre organizzazioni battiste internazionali impegnate per la pace e al seminario battista di Gweru, un seminario sulla gestione nonviolenta dei conflitti. L’iniziativa, fortemente voluto dai giovani battisti zimbabwani che ritengono i loro connazionali sempre in pericolo di cadere sotto l’influenza di bande armate paramilitari, consisterà in tre settimane di formazione e coinvolgerà alcune centinaia di giovani in tutto il paese. Il formatore sarà Dan Buttry, uno degli organizzatori della Conferenza mondiale battista per la pace. Infine fra i programmi da finanziare c’è anche un pozzo che servirà una scuola elementare a Zororo. L’acqua del nuovo pozzo aiuterà anche lo sviluppo di alcune fattorie del circondario.

Gli scambi e le visite

In questo biennio oltre alla visita della delegazione ufficiale, ci sono stati altre piccole delegazioni che hanno visitato lo Zimbabwe visionando i vari programmi. Alla prossima Assemblea generale è prevista la partecipazione dei pastori responsabili dei progetti di Harare e Tafara che saranno anche disponibili per visitare le chiese italiane prima o dopo l’assemblea. In futuro speriamo di mettere a disposizione di chiese, studenti in teologia e pastori, momenti di formazione a cura del Decano del Seminario battista di Gweru, Henry Mugabe, sulla riflessione teologica in una prospettiva africana.