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Home Un pizzico di sale A Rosarno non solo violenze: l'impegno della Rete Migranti

A Rosarno non solo violenze: l'impegno della Rete Migranti

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Una delle vittime (foto di S. Consoli)

Una delle vittime (foto di S. Consoli)

ROMA, 18 gennaio 2010 - Pulizia è fatta. Gli africani sono stati mandati via. Possono gioirne molti abitanti di Rosarno. L'operazione è stata portata a termine con ferimenti a colpi d'arma da fuoco, bastonate ad opera delle ronde locali, demolizione delle povere baracche e ricoveri dei migranti con ruspe e pale meccaniche, trasferimento nei Centri di identificazione ed espulsione dell'Italia del sud.

L'operazione, ammantata di legalità con il concorso delle forze dell'ordine, risponde a logiche razziste, di sfruttamento dei lavoratori meno tutelati e di signoria mafiosa, visto che la 'ndrangheta ha un controllo capillare del territorio e delle attività economiche che vi si svolgono.

E' fuor di dubbio che la situazione nelle campagne di Rosarno e della Piana di Gioia Tauro era intollerabile. Lavoratori africani venivano impiegati in nero, con salari di fame, mentre nella zona si registra un alto numero di disoccupati agricoli, con aggravio del fondo INPS. Gli africani avevano trovato alloggio in vecchie fabbriche dismesse, casolari, stazioni ferroviarie abbandonate. Si accampavano senza servizi igienici, senza luce elettrica, in uno stato di precarietà non degno di una condizione umana. Tali condizioni potevano essere le premesse certe di una esplosione di epidemia. Non c'è stato alcun controllo del territorio da parte degli organi dello stato, della regione, della provincia o del Comune. Situazione intollerabile che è stata tollerata fino a quando è risultata utile per raccogliere le poche arance che il mercato avrebbe assorbito. La crisi economica nazionale e internazionale, il basso prezzo delle arance, l'esaurimento dei fondi europei per quel tipo di agricoltura e il disinteresse della 'drangheta per quella forma di attività produttiva poco remunerativa, il tutto associato a una subcultura razzista, ha fatto pensare di scaricare tutto sui migranti e a vestirsi di legalità, cacciando gli irregolari.

Chi va a Rosarno oggi non vede più un africano, a meno che non vada a trovarli in ospedale, a Reggio Calabria, a Polistena, a Gioia Tauro . Qui si possono incontrare ragazzi ricoverati per ferite da arma da fuoco o da bastonate. Vengono dal Togo, dalla Liberia, dal Ciad, dalla Nigeria, dal Sudan. Sono ragazzi a cui hanno promesso un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi. Quelli che abbiamo incontrato erano fiduciosi
che almeno per loro il futuro sarebbe stato un po' più roseo, specialmente se avessero trovato un alloggio. Erano assistiti con professionalità e umanità dai medici e dal personale sanitario. Volontari e volontarie di Gioia Tauro, della Rete migranti e dal Coordinamento migranti di Rosarno, delle chiese evangeliche e cattolica hanno fatto sentire loro quella vicinanza, quella solidarietà e quell'amore che può guarire l'anima prima di guarire il corpo. Sono gli stessi soggetti che prima dei "fatti" avevano fornito coperte, vestiario, cibo e consulenza perché i migranti potessero essere sollevati dalla condizione di totale abbandono in cui si erano venuti a trovare. Oggi questi volontari, sebbene in minoranza, non intendono abbandonarel'impegno e per questo saremo vicini a Giuseppe, Chiara, Gabriella, Francesca, Michele, Lucia. Saremo ancora vicini a loro, perché il male non si vince con la violenza o con l'odio, ma con il bene.