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La scultura e le lotte contadine di Luigi Loperfido.

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G. Maragno, L’anarchia estetica, Potenza, EditricErmes, 2011, euro 18,00.

Il libro di Gianni Maragno la scultura e le lotte contadine di Luigi Loperfido

Arte e vita del Monaco Bianco

Emanuele Casalino

Era stato in occasione del centenario della chiesa di Matera che lo scrivente, la pastora Anna Maffei e il pastore Franco Scaramuccia avevano incoraggiato Gianni Maragno, intellettuale materano, a scrivere della vicenda del «Monaco Bianco» visto il suo interesse durante gli studi compiuti all’Università di Bari. Maragno ha mantenuto la promessa con la pubblicazione del libro: L’anarchia estetica. Il Monaco Bianco. Storia di un rivoluzionario mancato, per l’edizione EditricErmes di Potenza. Una pubblicazione di grande valore scientifico che ci restituisce la figura e l’opera di Luigi Loperfido (il Monaco Bianco) fuori dalle nebbie fantasiose e talvolta leggendarie da cui era avvolto. La prefazione è affidata al prof. Ettore Cinnella. In appendice il libro contiene una vasta documentazione sulla quale Maragno ha condotto le sue ricerche.

Maragno ci fa rivivere la vicenda del Monaco Bianco, nato a Matera il 5 giugno 1877 e adottato da una coppia di Montescagliso (Mt) che gli dà il nome di Luigi Loperfido. All’età di 13 anni, in compagnia di un non ben precisato parente, Luigi emigra a New York e trova un primo impiego in un elegante «Salone da barba». Lasciato solo, finisce in casa di un medico e di sua moglie che incoraggiano il giovane dalla viva intelligenza ad acquisire conoscenze in diverse discipline. Per un lungo periodo, il giovane affronta da solo la durezza e le insidie della vita. Nel 1897 a New York viene pubblicato un articolo relativo alla maestria artistica di Luigi Loperfido. La sua permanenza a New York è anche l’occasione per Luigi di conoscere e partecipare ai movimenti politico-sindacali che in quegli anni sostengono le lotte in favore dei diritti dei lavoratori. Nel Massachusetts, Luigi era solito recarsi presso i Musei di Boston e Cambridge. Purtroppo – come scrive Maragno – «le opere del periodo newyorkese, che procurarono a Loperfido notorietà e riconoscimenti, sono andate perdute, a eccezione di Amore e Psiche, bassorilievo in bronzo realizzato da una fonderia di New York nel 1897, e il modello in gesso di un Attilio Regolo.
Nel 1899 il giovane artista è di nuovo in Italia per le visite mediche per il servizio di leva. Dopo una probabile visita ai genitori in Montescaglioso, Luigi «diede seguito al suo progetto di apprendistato e formazione sui canoni dell’arte classica, avviando un tour alla ricerca di consensi e fondi per ciò che riteneva essere un suo compito e una sua missione». Loperfido si fa vedere in diverse regioni. Ma le risorse che raccoglie non sono sufficienti per realizzare il suo progetto e quindi con un forte senso di frustrazione fa ritorno a Montescaglioso. Intanto proprio in quel paesino e poi a Matera i contadini sono esasperati dalla fame e le prime agitazioni hanno effetti devastanti: decine di contadini sono arrestati e condannati complessivamente a 75 anni di carcere. In quell’atmosfera incandescente Loperfido, anche per il suo modo di vestire, viene scambiato per un anarchico, ma per dissipare dubbi e ritorsioni da parte delle autorità modella un busto di terracotta raffigurante Vittorio Emanuele II facendone dono al comune di Matera per dimostrare così la propria totale estraneità dal movimento anarchico.
Loperfido, trasferitosi a Matera, continua a coltivare il suo sogno artistico: «diffondere il culto della bellezza, promuovere un’unione fra le persone di maggiore intelletto, le quali potessero illuminare e guidare gli artefici più umili». Ma la realtà con la quale si confronta è raccapricciante, ben lontana dal culto della bellezza. Negli antichi rioni dei Sassi in abitazioni scavate in tuguri vivono più di ventimila persone. «Un fetore pestilenziale avvolgeva in una cappa tutto l’abitato, dovuto alle estreme condizioni di povertà: i cinque sesti della popolazione viveva esclusivamente di agricoltura e necessitava di economie estreme per sopravvivere. Così era abitudine conservare gli escrementi che si raccoglievano in casa mettendoli ad essiccare al sole durante il giorno e poi custodirli all’interno per la notte onde evitare che altri poveri li rubassero per utilizzarli come concime per i campi». Questa indescrivibile miseria fa vacillare tutte le teorie artistiche del giovane, e così la sua azione si rivolge così direttamente agli ultimi. Accusato di fomentare i contadini alla ribellione e all’odio civile riceve dal Sottoprefetto di Matera un provvedimento di espulsione al quale il giovane non si attiene.
Nel 1902, Loperfido fonda la prima Lega dei contadini che raggiunge in poco tempo il numero di 3000 iscritti. La prima grande protesta si ha nel giugno del 1902. Lo sciopero dura tre lunghi giorni durante i quali il Monaco Bianco invita i proprietari terrieri a riflettere sulle misere condizioni dei contadini salariati. Si giunse a un accordo con i proprietari. Ma quando si tratta di mettere in pratica l’accordo, alcuni proprietari si rimangiano le promesse fatte. Si proibisce persino di spigolare liberamente nei campi. Il giorno successivo lo sciopero, la polizia arresta Giuseppe Rondinone, che ha spigolato il giorno prima abusivamente. Rondinone fa resistenza, è colpito e muore qualche giorno dopo a causa della grave ferita riportata. Le forze dell’ordine arrestano 24 persone, tutte componenti della Lega, e anche il Monaco Bianco subisce la stessa sorte. Al processo, Loperfido e alcuni degli arrestati sono assolti.
La morte di Rondinone, gli arresti e il processo pesano non poco sullo stato d’animo di Loperfido. In più si aggiungono tensioni e gelosie all’interno della Lega che lo portano ad avere un ruolo di secondo piano. Da quel momento, egli si dedica alla lettura e allo studio della Bibbia e a diffondere tra i contadini gli insegnamenti di Gesù. Il suo incontro con il pastore Piccini di Miglionico (Mt) è decisivo. Il 17 luglio 1903 si battezza nelle acque del fiume Bradano. Il suo maggiore impegno è l’istituzione di una scuola serale per gli adulti e una cooperativa di consumo. Incoraggiato dal pastore Piccini, Loperfido assume la cura della chiesa battista di Matera ove rimane fino al 1922. Negli annì 40 conosce il confino fascista in un piccolo centro dell’Irpinia. Muore nel 1959.
Con l’accuratezza della sua ricerca, Gianni Maragno ci dona un lavoro prezioso della vita e dell’opera di Luigi Loperfido. A Maragno il mio personale ringraziamento.

Tratto da Riforma n°16