UCEBI

Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Segnalibro I battisti. Un profilo storico-teologico dalle origini a oggi. Recensione

I battisti. Un profilo storico-teologico dalle origini a oggi. Recensione

E-mail Stampa PDF

MASSIMO RUBBOLI, I battisti. Un profilo storico-teologico dalle origini a oggi. Claudiana, 2011, 255 pagine.

Salutiamo con gioia la pubblicazione del recente testo di Rubboli sui battisti. Un testo di cui si sentiva il bisogno in Italia e che si colloca felicemente in un momento in cui i battisti italiani si accingono a celebrare 150 anni di impegno per la diffusione della testimonianza battista in Italia. Era il 1862 quando il pastore John Berg, della chiesa battista di Baltimora, lanciava un appello, che era anche un manifesto, perché dall'Inghilterra e dall'America giungessero in Italia missionari per la diffusione della Bibbia e della testimonianza battista in questo Paese fortemente condizionato dalla cultura cattolica. L'appello di Berg non cadde nel vuoto e da lì a poco, giusto il tempo di organizzare missioni ad hoc, dall'Inghilterra giunse James Wall che, nel 1863, con la sua famiglia si stabilì a Bologna. Poco più tardi, nel 1866, giunse Edward Clarke, che si stabilì a La Spezia. Più avanti, Wilfred N. Cote, proveniente dagli Usa, si stabilì a Roma. Questi missionari furono seguiti da una lunga scia di continuatori che hanno lasciato nelle mani degli Italiani il testimone di una testimonianza che va fatta risalire agli inizi del 1600.

Rubboli traccia, come dice il sottotitolo della pubblicazione, un profilo storico teologico e per questo, più che degli approfondimenti intorno a personaggi ed epoche storiche, ci conduce, come con un filo continuatore, attraverso la storia e il pensiero dei battisti. Lasciandoci prendere per mano, visitiamo i primi battisti in Inghilterra. Uomini come John Smyth e Thomas Helwys che, nati in ambiente puritano, radicalizzarono la loro la loro posizione, passando dal separatismo alla fondazione di comunità di credenti che praticano il battesimo come testimonianza della propria scelta di fede e del loro patto con Dio. Saranno chiamati battisti e i loro successori portano con orgoglio questo nomignolo che, forse, voleva essere dispregiativo, associandolo agli anabattisti che, all'epoca, venivano ancora disprezzati a causa dei fatti di Münster del 1535. Con Rubboli andiamo a visitare i battisti nelle nuove colonie americane, dove si erano rifugiati per sfuggire alle persecuzioni in patria e dove cercavano nuovi terreni e nuove opportunità di vivere l'evangelo e per l'evangelo in piena libertà di coscienza, rispondendo solamente all'autorità della parola di Dio.

Il filo continuatore della libertà di coscienza è la costante che Rubboli individua quale uno degli elementi caratteristici dei battisti. Già con Smyth e ancora di più con Helwys la libertà di coscienza, nel rispondere all'unica autorità suprema in materia spirituale, cioè Dio, era stata rivendicata per tutti, “siano essi eretici, Turchi, ebrei o altro". Lungo queste linee, la libertà di coscienza ha anche significato la separazione della chiesa dallo Stato. Si rifiutava ogni ingerenza dello Stato nelle questioni di fede, ogni imposizione di ministri (pastori o altro), e si rifiutava qualsiasi sostegno dello Stato per il sostentamento della chiesa. Questi elementi, assieme alla centralità della Bibbia e ad altri, sono chiaramente espressi nelle confessioni di fede che le comunità battiste, da sole o riunite in associazioni, redigevano per chiarire le proprie posizioni e non già per imporre dottrine e credi. In questo la prima confessione di fede di Londra, del 1644, che precede di due anni quella presbiteriana detta di Westminster,  rivela la sua originalità, senza, tuttavia, allontanarsi dal campo specificamente protestante e riformato in cui i battisti si muovono a loro agio.

Spaziando nel campo battista, Rubboli non sottace le divisioni che hanno caratterizzato questa famiglia di credenti. Particolarmente cruenta è stata quella sperimentata in USA a proposito del sostegno o dell'opposizione alla schiavitù. Con un sospiro di sollievo leggiamo che quell'errore è stato condannato e che si è chiesto perdono alle vittime di tanto dolore. Accanto alle pagine meno nobili, tuttavia, si possono leggere quelle che hanno interessato il Vangelo sociale, particolarmente attento alla condizione degli operai e dei poveri, nonché le pagine che hanno visto le chiese battiste, a cominciare da quelle con una forte componente di africani-americani, impegnate per la lotta alla segregazione, per la pace e per i diritti civili. Non mancano ritratti edificanti, anche se appena accennati, come quelli degli inglesi John Bunyan,  John Clifford, William Carey, Roger Williams, dell'americano Walter Rauscenbusch, del tedesco Johann Gerhard Oncken.

Il testo di Rubboli è accompagnato da una serie di documenti utili per conoscere gli aspetti dottrinali e i dibattiti che hanno animato, ad esempio sul ruolo delle donne nella chiesa, i battisti, nel mondo e in Italia. Tra questi va segnalata la lettera che il past. Manfredi Ronchi scrisse nel 1946 per sollecitare i Costituenti a prendere in considerazione il tema della libertà di religione e di coscienza per tutti e la facoltà di diffondere il proprio credo con ogni mezzo lecito.

Acquista il volume sul sito della Claudiana Editrice