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Chiese Cristiane e sfida delle nuove povertà

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MOTTOLA, 5 luglio 2013 - La gioia, la sicurezza, la ‘ricchezza’ che dà l’appartenere a una comunità, civile o religiosa che sia: questo è stato il filo conduttore della emozionante predicazione della Parola di domenica 21 aprile e dell’incontro della sera prima.

“Chiese Cristiane e sfida delle nuove povertà”: questo il tema della conferenza, organizzata dal locale Centro di Ascolto ecumenico, che si è svolta sabato 20 aprile nella chiesa battista di Mottola. Dopo il saluto di presentazione da parte della sorella Anna Greco, mons. Fragnelli ha sottolineato l’importanza della collaborazione e del gemellaggio con Don Florio nella sua opera missionaria in Brasile; citando poi Don Tonino Bello, del quale ricorrono 20 anni dalla morte, ha evidenziato come sia importante “mettersi addosso l’occhio dei poveri” più che parlare dell’opzione preferenziale dei poveri, cosa che crea comunque un distacco e una non partecipazione attiva e empatica a quella che Gutierrez ha chiamato la Teologia della Liberazione. Le chiese devono, dunque, avere un atteggiamento profetico nel cercare la giustizia nella contemplazione, che è la capacità di vedere Dio all’opera nel mondo.

 

Successivamente la presidente del CdA, Anna Greco, nel presentare il lavoro del Centro, ha riferito che, dai dati in loro possesso, dal 2012 nel paese di Mottola la povertà è aumentata così come l’esclusione sociale, ma non tra gli stranieri bensì tra i mottolesi stessi, fra cui i separati e i divorziati. È necessaria, allora, oltre che la formazione degli operatori, una rete e un coordinamento tra le Associazioni di volontariato guardando, magari, a iniziative come gli orti di comunità, il microcredito, i prestiti della speranza. Ha, inoltre, lanciato l’appello al Sindaco e ai rappresentanti dell’Amministrazione presenti per una Consulta delle Associazioni.

La parola è poi passata al past. Massimo Aprile, pastore a Mottola per otto anni, che alla domanda “Come ascoltiamo? Come decodifichiamo la povertà?” ha risposto dicendo che ascoltare è usurante e spesso ascoltiamo storie per le quali non abbiamo soluzioni. Citando, poi, Bauman nel suo “Noi viviamo in un mondo che ha trasformato la vita in qualcosa di liquido: prende tutte le forme.” ci ha guidato nell’analisi di quanto siamo conformisti, aggiungendo che siamo “uomini poveri governati da poveri uomini”. Riprendendo le parole di Don Tonino, con il quale ha avuto modo di collaborare quando era qui, ha poi spiegato cos’è il drop out: un carretto pieno di arance cha a ogni sussulto ne perde una; man mano il carico che si perde è tanto. Il concetto è, appunto, che tu sei un peso per la collettività e sei, infatti, un esubero, un esodato. Ciò comporta la mancanza di autostima e il crescere di sindromi, come quella degli hikikomori. Stiamo assistendo al passaggio dall’essere consumatori all’essere consumati, pronti per la discarica e ciò si riverbera anche nelle relazioni interpersonali e sentimentali; siamo diventati fabbriche della solitudine, ha aggiunto il pastore, e un aspetto di ciò può considerarsi anche il femminicidio.

Dunque siamo poveri anche di futuro: giovani senza lavoro, immigrati senza permesso di soggiorno, rifugiati senza terra… e la legge criminalizza la povertà cosa che lui stesso sta da anni verificando visitando il carcere. In conclusione ha riportato alla nostra memoria le parole che troviamo in 2 Cor. 3 invitandoci a operare nelle tre aree costituite da Fede, Speranza, Amore e lasciandoci con l’incisività del “Dimmi chi contempli e ti dirò che forma stai prendendo”, che nella predicazione dell’indomani avrebbe avuto il suo apice nella sorprendente storia narrata da Luca di Paolo liberato da un davvero strano terremoto.