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Chiesa Battista Agape di Treviso: incontro delle donne

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TREVISO - L’inverno ormai è trascorso. Le temperature si sono alzate, anche se le piogge e il freddo si affacciano ancora, splende il sole: è arrivata la primavera. Come di consueto le donne della chiesa battista Agape di Treviso decidono di incontrarsi per il loro primo incontro del 2013, appunto “l’incontro di primavera” che si è tenuto sabato 20 aprile.

Il tema principale dell’incontro, guidato da chi scrive quest’articolo, è stato l’amore. Dopo un momento di lode con canti a tema, e delle letture introduttive, ci siamo soffermate sull’importanza che l’amore ha nella vita di ognuno di noi, e soprattutto abbiamo percorso la teoria dei cinque linguaggi dell’amore, tratta dall’omonimo libro di Gary Chapman.

Nel suo libro Chapman cita la teoria del “serbatoio emozionale”, serbatoio che è dentro di noi e che ha bisogno di essere riempito di amore, con gli atteggiamenti giusti che le persone che ci circondano devono adottare verso di noi; se il nostro atteggiamento è caratterizzato da critiche, ostilità e rabbia, probabilmente abbiamo un serbatoio dell’amore vuoto che non riuscirà a riempire il serbatoio dell’amore di chi ci sta accanto.

Purtroppo spesso succede che nonostante due persone siano legate da un forte sentimento di affetto, tra di loro si verifichino situazioni di incomprensione che portano un forte senso di frustrazione; il pensiero principale diventa: ”Ho cercato di comunicare qualcosa, ma non sono stata capita/o… perché?”.
Questo accade perché, ci sono diversi linguaggi per comunicare l’amore, e non è detto che due persone adottino lo stesso linguaggio dell’amore.
Gary Chapman nel suo libro individua cinque linguaggi dell’amore: le parole, che devono essere rassicuranti, umili, gentili, incoraggianti; i momenti speciali, con i quali si può far capire alle persone care quanto sono importanti per noi, dedicando loro del tempo; il dono, con il quale posso concretizzare il pensiero che sto avendo per una persona e dimostrarle così il mio affetto; i gesti di servizio, con i quali non solo aiuto concretamente l’altra persona, ma le faccio capire quanto le voglio bene; infine il contatto fisico: una carezza, un abbraccio, una stretta di mano che sono un ottimo canale di comunicazione affettiva. Dopo averli elencati ed elaborati ci siamo chieste quale tra questi potesse essere il nostro linguaggio predominante e abbiamo poi terminato il nostro studio sostenendo che per evitare le situazioni di frustrazione e incomprensione con le persone care, è necessario capire il proprio linguaggio dell’amore e comunicarlo all’altra persona.

Le partecipanti all’incontro erano circa trenta e da tutte loro c’è stato un riscontro positivo riguardo allo studio, dal quale abbiamo capito che: è importante vedere le cose non solo dal nostro punto di vista; è importante il rispetto verso gli altri tanto per il comportamento quanto per il modo di comunicare; infine, che non si può vivere senza l’amore, perché “queste tre cose durano: fede, speranza, amore, ma la più grande di queste è l’amore (1 Cor 13:13)”.