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Conferenza su "Donne sradicate" ad Altamura

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ALTAMURA, 21 gennaio 2009 - “Ma io che c’entro?” è il titolo dell’ultimo libro di padre Giulio Albanese, missionario comboniano, giornalista e  fondatore della MISNA (Missionary Service News Agency),  ma è stata anche la domanda che ha posto la Dott. Francesca Debora Nuzzolese, cresciuta in una famiglia di fede evangelica battista e ora docente di psicologia e teologia presso la Eastern University di Philadelphia (USA),

a conclusione dell’interessantissimo incontro svoltosi il 28 dicembre 2009 e organizzato dal Club Federiciano di Altamura nell’ambito del progetto culturale “Altamurani nel mondo”. Tema di questo che, come ha detto nella presentazione iniziale la Preside Bianca Tragni,  è il terzo incontro annuale promosso dal Club presso il Monastero del Soccorso con i suoi concittadini, che per diverse ragioni si trovano a esprimere i propri doni e il proprio servizio in altre parti del mondo, è stato “Donne sradicate” e la Dott. Nuzzolese ha subito iniziato leggendo stralci di testimonianze di donne che si sono rivolte al Centro di sostegno di Philadelphia per essere aiutate nel superare il loro stato di confusione, disorientamento, solitudine, vulnerabilità che si accompagna alla paura e alle difficoltà economiche dovute alla loro condizione di donne immigrate.

 

Lo sradicamento è assolutamente traumatico e è causato, come si sa, dalle guerre civili, che funestano le zone più povere del mondo, dai disastri naturali, dalla globalizzazione che portano a ricercare condizioni di vita migliori. Le difficoltà incontrate sono innumerevoli e l’azione di chi lavora con queste donne deve essere mirata al riequilibrio degli aspetti socio-culturali, come la difficoltà di comunicazione, l’invisibilità politica e civile, la bi-locazione e degli aspetti psico-spirituali, come la depressione, il cambiamento di personalità, l’isolamento. Non è infrequente la perdita totale della speranza e di identità da parte di queste donne che, perciò, vengono sostenute con un lavoro basato sulle “storie”, le loro, in modo che nella narrazione della loro vita precedente (e non è raro trovare donne che nel loro Paese erano principesse o comunque altolocate anche per istruzione), nel racconto delle loro occupazioni e anche nella descrizione del paesaggio nel quale vivevano, possano ritrovare loro stesse. La Psicologia relazionale, la Teologia della Migrazione e le Teorie anti-razziali sono il filo conduttore del lavoro svolto dalla dott. Nuzzolese nell’impiego di due modelli di sostegno, il quilt e lo spider web, che rendono possibile appunto l’intessersi di relazioni nella varietà e nella bellezza dei tessuti culturali.

Numerosi gli interventi seguiti, anche perché la domanda “Ma io che c’entro?”, ulteriormente illustrata dal suo autore presente in sala, ha stimolato la partecipazione nella ricchezza di commenti su quelle che possono essere le risposte negative dell’indifferenza o dello scoraggiamento e le risposte positive ben più auspicabili dell’empatia e dell’azione attraverso il racconto delle esperienze personali, nel lavoro o nel volontariato e nelle comunità cattoliche e protestanti di appartenenza, queste ultime presenti oltre che con quella locale evangelica battista di Altamura anche con le altre convenute da Mottola, Gioia del Colle, Conversano, Bari, Barletta e con quella evangelica di Modugno.

Nel prendere sempre più coscienza che si fa urgente opporsi ai luoghi comuni e all’ignoranza, fomentata soprattutto da certa politica e dai mezzi di comunicazione, l’impegno è di rispondere con una vera e propria resistenza psicologica lavorando nel proprio piccolo e dal basso. A conclusione, dunque, l’interrogativo è diventato l’esclamativo “Io c’entro!”.