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Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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La croce di Cristo invita all’unita’

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Incontro ecumenico a Rovigo

ROVIGO, 9 ottobre 2009 - Il 14 settembre scorso il pastore Emanuele Casalino, e con lui la chiesa battista di Rovigo, su invito delle suore del convento di Maria Riparatrice ha partecipato alla conferenza sul tema «Maria sotto la croce, madre di unità».

 

Il cuore dell’intervento del pastore Casalino è stata la riflessione su alcuni versetti tratti dal Vangelo di Giovanni (11, 49-52; 12, 32; 17, 21). Scopo principale del ministero terreno di Gesù, ha sottolineato Casalino, è quello di raccogliere i figli di Dio in un nuovo popolo in cui le barriere umane, le nostre separazioni, i nostri distinguo, sgretolandosi, cadono. In Cristo, nel suo corpo, vengono abbattuti i muri di separazione, le cause di inimicizia. In Lui, solo in Lui, si concretizza la realtà dell’unità e della riconciliazione. Viviamo in un mondo che sperimenta quotidianamente separazioni di ogni sorta: separazioni religiose, politiche, sociali, economiche… separazioni nelle nostre famiglie, separazioni in noi stessi che sfociano nel «male di vivere».

 

Tutto questo invita, sfida, chiama le chiese a riflettere sulle proprie responsabilità. Gesù ha detto «io sono la luce del mondo» ma ha detto anche «voi siete la luce del mondo» e quel voi, ha ricordato Casalino, siamo noi! Ecco allora l’impegno nell’ecumenismo. Basta con la questione dei «fratelli separati», basta rivendicare diritti di primogenitura… le chiese sono sorelle e tutte figlie di Dio. Casalino ha affermato che Gesù, nella sua vita terrena, ha avuto solo parole di guarigione e di unità e che Dio, nella croce di Gesù, ci ha donato una sorgente di vita nuova per una nuova umanità ricreata dallo Spirito di Dio. Cristo, e solo Cristo è il centro intorno al quale si ricostruisce l’unità dei cristiani.

È seguito l’intervento di suor Michela. La sua riflessione è partita dalla mancanza di valori che investe la nostra società, soprattutto nella sua componente più giovane. I giovani percepiscono la chiesa come lontana e la vorrebbero più povera, più giusta; vorrebbero una chiesa che non condanna, che non giudica ma che incoraggia. Da qui l’esigenza di un cambiamento radicale: il cristianesimo deve farsi plurale. L’umanità vive un profondo paradosso: vuole l’unità in tanti settori ma vive frammentata nelle visioni. Allora in questo periodo di crisi generalizzata, forte è la necessità di un ritorno all’essenziale ed essenziale per un cristiano è la croce di Cristo. Concentrarsi sull’essenziale significa ritornare sul Calvario e sperimentare nuovamente la sequela di Cristo. Seguire Gesù significa porlo al centro di tutto, Lui non Pietro o noi stessi; significa adesione al Vangelo e ritorno alla Parola; significa ascolto dell’uomo.

La croce di Gesù si comprende solo con la fede. Dio è amore e chi vuole amare deve mettersi davanti alla croce. Verso la fine del suo intervento suor Michela ha ricordato che per un cattolico non c’è croce senza una madre ai suoi piedi che piange. Maria madre di Dio, corredentrice, non in rivalità col figlio ma sempre concorde. Qui le nostre strade, di cattolici e protestanti, si dividono… Il convento delle suore e la chiesa battista sono territorialmente confinanti, un muro di cinta li separa. Per una sera, nell’incontro e nel confronto reciproco, il muro è caduto.