I battisti

Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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Home News dalle chiese A Mottola la Staffetta di Donne Contro la Violenza sulle Donne
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MOTTOLA, 20 febbraio 2009 -Fa davvero un effetto notevole vedere in televisione l’anfora della Staffetta voluta dall’UDI che viaggia passando da donne a donne che non simultaneamente ma, comunque, all’unisono hanno detto il loro basta alla violenza sulle donne e alla strumentalizzazione massmediatica della stessa per seminare la cultura della paura anziché quella della prevenzione sociale. A ciò devo, dunque, aggiungere la rallegrante sorpresa per la risposta positiva delle tv locali, piccole e grandi compresa la RAI regionale, per i servizi dedicati all’iniziativa.

A Mottola eravamo in 110 (30 gli uomini!) nella chiesa battista a accogliere Claudia e Roberta da Brindisi e con noi anche le ragazze della IV A dell’Istituto Professionale “M. Lentini” che hanno aperto la conferenza-dibattito con la recitazione di una poesia e un commovente balletto dedicato a tutte le donne vittime di violenza. Dopo questo spettacolare inizio, il moderatore Nicola Larucci ha introdotto la serata spiegando il perché della Staffetta; a ciò si è subito raccordata Claudia Lisi, rappresentante dell’UDI, precisando che la scelta di Lorena e Hiina come vittime rappresentative degli ultimi terrificanti episodi di violenza è dovuta al fatto che l’UDI ora rappresenta non soltanto le donne italiane ma tutte quelle che vivono in Italia. Attraverso il suo intervento abbiamo potuto riflettere sulla parola femmicidio che si propone di inserire nel nostro vocabolario proprio per indicare la violenza intenzionale sulle donne in quanto tali.

Subito dopo la segretaria FDEI, Virginia Mariani, intercalando il tutto con la presentazione della Federazione e del suo lavoro di questi ultimi dieci anni, ha puntualizzato l’importanza di questo ultimo Decennio “Vincere la violenza”, che ha dato il titolo alla conferenza-dibattito, e di quello precedente delle “Chiese in solidarietà con le donne” che ha svelato e quasi costretto le chiese a riflettere sulla stretta relazione fra Cristianesimo e violenza sulle donne. Da qui la riflessione linguistica sul linguaggio violento e bellicoso di ogni giorno (essere alla prime armi, fare una guerra persa, stare all’erta…) oltre che sulla lingua italiana che tarda a essere inclusiva veramente, a partire dalla significativa etimologia delle parole matrimonio e patrimonio, oltre che a quell’uomo che, dal parlato allo scritto, ha la pretesa di includere anche la donna: la storia umana denuncia proprio il contrario!

Prima del partecipato dibattito, grazie al quale abbiamo condiviso esperienze personali e appreso dei centri di accoglienza locali per donne vittime di violenza, la pastora Sandra Spada ha letto e ‘riraccontato’ la storia della figlia di Jefte evidenziando, sullo sfondo della speranza cristiana, come bisogna uscire dalla logica nell’ineluttabilità della violenza sui più deboli del mondo. C’è davvero il rischio che ci abituiamo agli atti di violenza perché viviamo situazioni quotidianamente e sottilmente violente, oltre che di degrado culturale, perché le parole che usiamo, oltre agli atteggiamenti o all’intonazione, sono nomi che creano e rievocano con aggressività la violenza. Come Dorothee Sölle ha denunciato nel suo libro “Violenza: non mi devo abituare” (Düsseldorf 1994), anche noi diciamo che non dobbiamo passare sotto silenzio questa piaga della nostra società, ma con determinazione coraggio e creatività dobbiamo ripensare tutto, a partire da noi, per costruire un paese dove esiste solidarietà.