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Mottola: Conferenza nell'anniversario della fondazione della prima Chiesa Battista in Europa

Il pastore Paschetto con due giovani della Chiesa

Il pastore Paschetto con due giovani della Chiesa

Mottola, 21 marzo 2009 - La seconda delle tre conferenze dedicate al movimento battista organizzate dalla Chiesa Battista di Mottola (TA) in occasione della ricorrenza del quattrocentesimo anniversario della fondazione della prima chiesa ad Amsterdam nel 1609 si è svolta il 21 marzo con relatore il pastore Emanuele Paschetto.

La Pastora Sandra Spada, dopo aver ricordato la precedente conferenza tenuta dal pastore Martin Ibarra sulla nascita del Battismo in Europa e negli Stati Uniti dal 1600 al 1800, ha dato il benvenuto e la parola al pastore Paschetto. Il pastore Paschetto ha ringraziato per l’invito, salutato la comunità ospitante e, dopo aver fatto riferimento al Salmo 121, ha invitato tutti i numerosi presenti ad alzarsi in piedi per cantare il celeberrimo inno, “Vieni Fratello Vieni a Gesù”, in ricordo del forte spirito e zelo evangelistico che caratterizzò i primi missionari battisti in Italia.

“Il movimento Battista in Italia: nascita e sviluppo”, questo il titolo intorno al quale Paschetto ha relazionato dimostrando, pur con tono pacato e riflessivo, grande capacità narrativa dei fatti e descrittiva dei personaggi artefici della nascita e dello sviluppo della testimonianza battista, dall’Unità d’Italia (1861) sino alla costituzione dell’UCEBI (Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia) avvenuta nel 1956. Il relatore si è soffermato su determinate vicende che hanno, in particolar modo, definito la sostanza e la forma delle Chiese Battiste italiane e la loro peculiare ecclesiologia e teologia. I primi missionari battisti britannici in Italia (i pastori James Wall ed Edward Clarck, nel 1863), ad esempio, furono spinti dai grandi ideali liberali che caratterizzavano il Regno Unito Vittoriano ai quali si sommarono quelli risorgimentali di gran parte dell’evangelismo libero già presente sul territorio italico. La propensione verso l’obiettivo comune (condiviso anche dalla Massoneria e dai circoli politici liberali) di un’Italia “evangelica”, liberale e liberata dal potere temporale e spirituale del papato determinò la nascita di tante Chiese Evangeliche. Ma, oltre a questi ideali, le nascenti Chiese Battiste seppero affiancare quegli aspetti teologici (la conversione personale e la testimonianza di fede pubblica resa tramite il battesimo dei credenti per immersione) ed ecclesiologici (la forte autonomia della chiesa locale sancita dal congregazionalismo) che ne determinarono l’immediato accoglimento nel Regno d’Italia.

Dal 1870 in poi anche i missionari americani giunsero a rafforzare la missione battista in Italia. Le due missioni (britannica e americana) lavorarono senza sosta consentendo la nascita e il consolidamento di Chiese Battiste sia nelle città (Roma, Napoli, Torino) sia nei piccoli centri (come la Val di Sua in Piemonte). Ma i missionari stranieri poterono contare, anche e soprattutto, sull’aiuto e l’adesione al battismo di numerose figure note e meno note dell’evangelismo italiano. All’inizio del ventesimo secolo, il numero dei battisti crebbe per una serie di circostanze: la forte impronta missionaria ed evangelistica di tanti pastori e colportori; il ritorno in patria di emigrati convertitisi negli USA; la crisi della Chiesa Evangelica Libera che portò molti suoi membri e pastori ad aderire al movimento battista; la predicazione di un vangelo dalla forte impronta socio-politica di alcuni pastori che avvicinò le masse diseredate del Sud e del Nord Italia.

Altro elemento caratterizzante delle Chiese Battiste fu la vocazione, se non all’unità, almeno alla federazione di tutte le Chiese Evangeliche presenti in Italia. I battisti furono in prima linea nella convocazione del primo Congresso Evangelico del 1920. Il pastore Paschetto, tuttavia, non ha fatto mistero della crisi, in alcuni casi profonda, che attraversò le Chiese Evangeliche in generale e quelle Battiste in particolare fra la prima e la seconda guerra mondiale. Furono anni molto difficili nei quali, oltre alla chiusura di chiese, di pubblicazioni (fra le quali la celeberrima Bylichnis), al confino di alcuni pastori non graditi al regime fascista, anche l’aiuto fraterno delle missioni estere venne a mancare. Eppure, grazie all’intervento delle truppe alleate (e in alcuni casi anche per l’intervento di militari tedeschi di fede evangelica!) molte chiese poterono riaprire verso la fine del conflitto mondiale e riprendere la propria testimonianza pubblica assolutamente vietata per oltre un ventennio.

Il secondo dopoguerra fu molto proficuo. Le Chiese Battiste crebbero in numero e in membri di chiesa ed il convegno di Firenze convocato nel 1947, proprio all’indomani della fine del conflitto mondiale, fu salutato come un evento e diede la spinta verso la creazione dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia che si costituì ufficialmente nel 1956. Il pastore Paschetto ha terminato il suo intervento con brevissimi cenni alla situazione odierna lasciando alla presidente A. Maffei (prossima relatrice) l’onore e l’onere di continuare nel racconto di ciò che sono e diventeranno le Chiese Battiste in Italia. Dopo alcune domande dei presenti la pastora Sandra Spada ha ringraziato il pastore Paschetto e tutti i presenti, fra i quali alcuni Pastori e membri delle Chiese Battiste della Puglia e Lucania, dando appuntamento alla terza ed ultima conferenza a cura della presidente dell’UCEBI.