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La lettura psicologica dei testi biblici: seminario predicatori locali a Bari

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BARI, 10 aprile 2017 - La lettura psicologica dei testi biblici serve a porre un’attenzione specifica a un settore della nostra esistenza che spesso nell’ambito della lettura biblica e della predicazione biblica viene trascurato». Con queste parole il dott. Roberto Bottazzi, coordinatore del corso di laurea in Scienze bibliche e teologiche presso la Facoltà valdese diTeologia (Roma), ha dato inizio al seminario per predicatori locali dal tema «La lettura psicologica dei testi biblici», tenutosi l’11marzo scorso presso la chiesa battista di  Bari. Il seminario è stato organizzato dall’Associazione delle chiese battiste di Puglia e Basilicata.
Bottazzi, evidenziando una certa prevenzione del mondo protestante riformato storico nei confronti della psicologia, ha affermato che la lettura psicologica del testo biblico è un’opportunità in quanto pone l’attenzione non solo sui «vissuti della nostra interiorità» – che sono consci e inconsci ma anche sui nostri comportamenti esteriori (gli atteggiamenti), sulle attitudini che nascono dalla nostra convinzione che si esteriorizza in abitudini, convincimenti, in stili di vita.
Infine la lettura psicologica pone l’attenzione agli schemi interpretativi.

Altri settori di cui la lettura psicologica dei testi biblici tiene conto sono: i nostri ricordi cruciali, cioè quei ricordi che risalgono a molto indietro nel tempo, – immagazzinati nel nostro vissuto inconscio –e che, nei momenti di crisi, di disagio, tornano a bussare alla nostra coscienza; le emozioni, come la gioia, il piacere, la paura, la rabbia…; i nostri statid’animo, cioè l’umore nel quale ci sentiamo: malinconici, depressi, pessimisti, rinunciatari oppure espansivi, ottimisti.
Un altro aspetto della lettura psicologica dei testi biblici riguarda l’evoluzione  della personalità nelle diverse fasi della vita. Bottazzi ci ha dato l’esempio dell’apostolo Paolo, che in una fase centrale della sua vita è stato estremamente critico nei confronti della tradizione che aveva ricevuto e che scrive delle lettere rivoluzionarie, come quella ai Galati. Poi, più avanti negli anni, diventa un conservatore reazionario, come si evince dalle lettere pastorali (I e II Timoteo) dove ci sono accenni di ritorno ad antichi schemi.

 

Ripercorrendo Romani 12, 1-3 Bottazzi ci ha illustrato un’altro principio della psicologia biblica: «Nessuno abbia di sé un concetto dell’io troppo alto».
Dobbiamo lavorare sull’avere un concetto sobrio di noi stessi, perché dobbiamo avere lo stesso sentimento che aveva Gesù Cristo il quale, pure essendo Dio, non considerò quella perfezione una cosa a cui aggrapparsi ossessivamente, ma svuotò se stesso, divenne simile agli esseri umani senza pretese, senza un’idea di perfezione anche assumendo un ruolo che nessuno voleva assumere:essere un servitore. E perché – ci si è chiesti – Gesù Cristo è diventato così grande? Perché ogni cosa che c’è in cielo e sulla terra si inginocchia davanti a Gesù? La risposta sta nel fatto che Gesù ha saputo rinunciare all’idea della perfezione.
Nella seconda parte,dopo la pausa accompagnata da una ricca agape comunitaria, il seminario è proseguito attraverso un lavoro in gruppi su alcuni testi più ampi che sono stati indagati dal punto di vista psicologico.



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