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Mottola ricorda le vittime della mafia

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MOTTOLA (Taranto), 7 giugno 2016 - Mentre scorro link testi e immagini in questo 2 giugno tutto da rivivere e ripensare nel suo più profondo significato, non posso non ricordare che mercoledì 18 maggio Mottola è stata protagonista di un evento molto speciale.

Mi sapeva di “reliquia” che attira sì credenti ma anche curiosi, però poi ho cambiato opinione: rivivere la Storia scritta da quella teca, che con la sua trasparenza ancora ci racconta di verità da svelare e di un percorso tutto in salita e pure scivoloso verso la legalità e la giustizia da percorrere con rinnovata grinta e determinazione, può davvero servire a capire quanto sia importante l’impegno e l’esempio personale nella vita di tutti i giorni.

 

Il paese per la prima volta, dunque, ha accolto la Quarto Savona 15, l’auto sulla quale viaggiavano Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani, gli agenti della scorta di Giovanni Falcone, al momento della strage di Capaci.
http://www.liberamottola.it/notizie/17-presidio/326-strage-di-capaci,-il-18-maggio-a-mottola-la-croma-della-quarto-savona-15.html
La teca è arrivata alle ore 9.30 in Piazza XX Settembre, e tutte le scolaresche, oltre a tutta la cittadinanza, sono state invitate a partecipare dando il loro contributo: disegni, pensieri, poesie, testi, canzoni. Durante la mattinata e il primo pomeriggio è stato, inoltre, possibile visitare il percorso visivo “Dove siamo, dove eravamo” e alle ore 17.00, c’è stato l’intervento di Michele Di Cillo, fratello di Rocco.
Qualche giorno prima, inoltre, Giovanni Impastato è ritornato a Mottola e stavolta per la presentazione del libro "Resistere a Mafiopoli, la storia di mio fratello Peppino Impastato".

Il tutto è stato organizzato dai giovani e dalle giovani del Presidio Libera Mottola che ringraziamo per il lavoro che stanno svolgendo in un territorio che per la sua crescente indolenza sta rischiando di perdere la consapevolezza di cosa è legalità, giustizia, impegno personale, esempio, lotta per i Diritti Umani. In un Italia che oggi, ancora una volta nella vuotezza dei cortei e delle parate militari, ricorda la Repubblica che deve ancora ripensare il suo essere “cosa” pubblica più che “nostra” e che deve ancora fare i conti con la persistente disoccupazione e la violenza efferata sulle donne.

 

Virginia Mariani