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Tempo del Creato 2015 & Clean up the World

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SIRACUSA, 13 ottobre 2015 - Dal 25 al 27 settembre in molte città italiane i cittadini hanno ripulito alcune zone delle loro città. Lo hanno fatto rispondendo all'appello di Legambiente - al motto "LIBERIAMO DAI RIFIUTI - per dare un segnale contro l'indifferenza rispetto al problema dei rifiuti che opprime ormai sempre più i nostri centri abitati e le nostre periferie.
Si tratta dell'edizione italiana di Clean up the world, l'iniziativa nata a Sydney nel 1989 che coinvolge ogni anno oltre 35 milioni di persone in circa 120 Paesi. Lo scorso anno le operazioni di pulizia in tutta Italia hanno coinvolto circa 600mila volontari in 1.700 comuni, per un totale di 4.000 aree ripulite dai rifiuti abbandonati.
Anche le chiese battiste di Floridia e Siracusa - nell'ambito dell'evento "Tempo del Creato" che le chiese europee celebrano dal 1 settembre al 4 ottobre, poiché la salvaguardia del creato è testimonianza dell’essere cristiani - hanno partecipato a queste manifestazioni.

 

Sabato 26 settembre perciò membri delle predette chiese, membri della comunità nigeriana Victory Evangelical Church, cittadini di buona volontà, membri dell'associazione "Accoglierete" si sono uniti a Legambiente di Siracusa. Nell'arco di tempo di due ore circa sono stati raccolti ben quindici sacchi di spazzatura: sono state ripulite la pista ciclabile e le aree limitrofe al Monumento ai caduti di Siracusa. Ovviamente, come dichiarato in premessa, sono stati dei gesti che dovrebbero servire a sensibilizzare i cittadini ad avere rispetto per l’ambiente.
In effetti - come riferiscono i media - nonostante la crisi e le difficoltà che questa porta con sè , l'attivismo civico e il volontariato ambientale resistono bene. Anzi crescono. Così com'è aumentata l'attenzione ai temi ambientali e la consapevolezza di quanto incidano gli stili di vita sul versante della sostenibilità e della tutela del nostro pianeta, anche dai cambiamenti climatici".
Ma il cammino da percorrere per risolvere i problemi dei rifiuti urbani - che è una parte del più ampio problema dell'inquinamento del nostro pianeta causato dalle attività umane a partire almeno dall'inizio dell'era indistriale- è ancora lungo e difficile da percorrere.
Banali considerazioni - se riflettiamo su questi argomenti - ci portano a pensare che occorre in primo luogo procedere alla riduzione del volume dei rifiuti. È possibile farlo -non sono utopie - sia con l'abbassamento della nostra propensione al consumismo, sia legiferando sulla riduzione del peso e del volume degli imballaggi, sui vuoti a rendere ( bottiglie birra, vino, acqua minerale, etc. ), sull'incentivazione della vendita di prodotti sfusi, etc. Lo fanno egregiamente in Danimarca e in genere nei paesi dell'Europa del nord.


In secondo luogo occorre avere strategia di governo dei rifiuti che passi essenzialmente per la raccolta differenziata la quale permette di separare la parte "umida" che può essere utilizzata come fertilizzante, dalla parte riciclabile ( carta, vetro, metalli, plastica, pile esauste per recupero del mercurio).
Esistono ormai tecnologie e attività imprenditoriali che adottano strategie e metodologie volte a recuperare materiali utili dai rifiuti al fine di riutilizzarli anziché smaltirli direttamente in discarica e inceneritori. Questo può essere fatto con varie sostanze: materie plastiche, metalli, vetro, carta, cartone, tessuti, pneumatici.
I rifiuti elettronici - moderno tipo di rifiuto urbano e industriale - vanno trattati correttamente e destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, come il rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, argento, oro, piombo, mercurio, evitando così uno spreco di risorse che possono essere riutilizzate per costruire nuove apparecchiature oltre alla sostenibilità ambientale. Questo tipo di rifiuti sono comunemente definiti RAEE e sono regolamentati dalla Direttiva RAEE (o Direttiva WEEE, da "Waste of electric and electronic equipment"), recepita in Italia dal Decreto "RAEE".per il recupero di metalli rari.
Per i medicinali scaduti aumenta la sensibilità a conferirli presso i raccoglitori posti davanti o nelle farmacie; da qui vengono portate agli inceneritori e bruciate ad altissime temperature separatamente dagli altri rifiuti.
Se questo è un quadro corretto ne consegue che non hanno molto senso i termovalorizzatori o se vogliamo non occorre avere sul territorio nazionale una grande quantità di tali impianti: forse molto meno della dozzina voluta dal governo in carica.
Il testimone passa allora alla politica che deve fare le scelte strategiche e operative e alle agenzie culturali - scuola e chiese in primis - che hanno la grave responsabilità di educare i nostri concittadini e di converso i politici che della società sono il prodotto. Nella Sicilia, dove lo scrivente risiede, molti comuni adottano o stanno adottando la raccolta differenziata. Tuttavia - per quello che è dato sapere - siamo ben lontani dai livelli di efficienza dei comuni del Nord Italia e siamo in un vuoto normativo che punti - ad esempio - ad abbassare il volume dei rifiuti.
La cosa strana è che il governo nazionale sarebbe propenso - considerata l'emergenza rifiuti - per la costruzione in Sicilia di due termovalorizzatori mentre i locali sarebbero propensi a utilizzare l'altro strumento della raccolta differenziata. Quindi due linee politiche fra loro divergenti che in pratica rallentano gli effettivi processi decisionali e conducono poi all'adozione di provvedimenti di urgenza nei quali facilmente si inseriscono fattori corruttivi e il business dei rifiuti.

Molta strada quindi davanti a noi: il Tempo del Creato è per ciascuno di noi ogni singolo giorno di ogni singolo anno.

(foto Ioana Ghilvaciu)


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