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Recessione, vite di scorta e pietra di scarto

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ROMA, 26 marzo 2013 - Mi chiedo se questa fase di stagnazione e di regresso delle attività produttive e della ricchezza del  Paese, non abbia anche un corrispondente spirituale.

Ad un tempo di recessione economica, corrisponde anche una “recessione dell’anima”?

Un best seller, non ancora tradotto in italiano, Missing out dello scrittore e psicologo inglese, Adam Phillips, suggerisce che, in particolari momenti di insoddisfazione possiamo essere indotti ad arretrare nel mondo fantastico delle nostre vite di scorta.

Cosa sarebbe potuta essere la mia vita se mi fossi sposato, o se non lo avessi fatto, o se avessi superato quel tal colloquio di lavoro che mi avrebbe portato a fare una professione del tutto diversa? E così, via.

Sembra che queste vite di scorta, che sono quelle strade in cui ci saremmo potuti incamminare e non lo abbiamo fatto, per scelta o per le circostanze della vita, convivano con noi comunque, nella fantasia, sia a livello conscio che inconscio.

E a volte questo mondo del “cosa sarebbe stato di me se… “ diventa un rifugio, soprattutto nel tempo in cui le cose vanno male e i nostri progetti, per cui ci siamo profondamente spesi, non si sono realizzati, oppure sono falliti.

 

Alcuni di noi, approfittando dei social network, che aiutano a ritrovare amici e amiche con i quali ci si è persi di vista da molto tempo, possiamo illuderci di tornare indietro nel tempo a quel bivio e insieme a quei vecchi compagni di viaggio,  pensare di prendere la strada che insieme abbandonammo.  Ovviamente qui bisogna stare molto attenti, perché il tempo è passato e noi non siamo più quelli che fummo allora. Niente dunque potrà consentirci questo ritorno. Il gioco del “cosa farei se potessi tornare indietro”, resta, appunto, soltanto un gioco.

Quale che sia il nostro stato psicologico io credo che la nostra vita riceva una forma per “sottrazione”. Vale a dire che siamo un po’ come una statua che esce dal blocco di marmo mediante l’abile scalpello dello scultore. E’ solo scartando le altre vite possibili che la nostra riceve la forma che ha. Ogni scheggia di marmo che è volata via, potrà anche averci dato un piccolo o grande dolore, proprio come Pinocchio nelle mani del paterno falegname, mentre da un tronco d’albero dava forma al burattino, ma è soltanto così che si passa dall’essere amorfi a persone formate.

La vita è una sola. Non ce ne sono altre. Coltivare la nostalgia delle altre vite, può divenire insano, e perfino rischioso.

Per dei cristiani, poi, a mio avviso, il discorso va in tutt’altra direzione.

La risposta teologica alla recessione, non è tanto la  ritirata in un mondo di fantasie, quanto la speranza. Quella per la quale sappiamo che “non è ancora manifestato quel che saremo”, come scrive l’apostolo Giovanni.  La speranza per la quale abbiamo piena fiducia in Dio che opera nella nostra vita, e come un artista, le da’ forma.

Sarà solo il compimento dell’opera, che è nelle mani di Colui che vede in quel blocco marmoreo quello che sarà, e che ha l’abilità di dare un senso anche alla scheggiatura maldestra, a fare di noi e di questo mondo intero, un’opera d’arte.

Credere che Dio possa farlo, e possa ancora farlo per noi, oggi, malgrado ogni insuccesso, ogni ostacolo, ogni frustrazione,  ed ogni malattia, significa sperare e forse è proprio questo il significato del credere nella risurrezione.

Non con una vita di scorta, ma con una pietra di scarto, scartata dagli uomini, Dio fece la pietra angolare dell’edificio della nuova creazione: Gesù crocifisso è stato risuscitato per la salvezza del mondo, in Lui e per la sua grazia possiamo ritrovare noi stessi, specchiandoci in lui sapremo anche come sarà l’opera che Dio compirà in noi.