UCEBI

Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Biblicamente Matteo 21,1-11

Matteo 21,1-11

E-mail Stampa PDF

ROVIGO, 1 aprile 2012 - Care sorelle e cari fratelli, la liturgia di oggi celebra la Domenica delle palme. Siamo alle fasi finali della vita di Gesù. Gerusalemme è l’ultima tappa, la città in cui sarà elevato su una croce come “il re dei Giudei”. Gesù sapeva cosa avrebbe dovuto affrontare, ma non si è fermato. Risoluto è andato avanti per compiere nei minimi dettagli la volontà di Dio. Egli è l’uomo perfetto che realizza ciò che noi miseri esseri umani non avremmo mai potuto compiere. Nei quattro Vangeli l’episodio dell’entrata a Gerusalemme è descritto con particolari diversi, ma nella sostanza concordano con questo re che non corrisponde ai canoni umani di un re equipaggiato con armi e sostenuto con un esercito bellicoso pronto alla guerra. Gesù cavalca un puledro, un animale mite, simbolo di pace, su cui sono appoggiati i mantelli dei discepoli. In ciò l’evangelista Matteo vede il compiersi della profezia del profeta Zaccaria: <<Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina, e un asinello, puledro d’asina>>. Gesù entra in Gerusalemme recando pace e salvezza. E’ un re mansueto che alza la voce se non per pregare e per difendere coloro che sono schiacciati dalle ingiustizie e dai soprusi dei potenti.

 

A Gerusalemme una folla festante che lo circonda lo acclama come l’atteso Messia: <<Osanna al figlio di Davide…!>>. Un’invocazione di giubilo, di lode per colui che viene nel nome del Signore, con pieni poteri e autorizzato da Dio. Gesù riaccende quella speranza che per secoli aveva animato la fede d’Israele, l’arrivo del Cristo che liberasse il suo popolo dai nemici. Il re che molti si aspettavano è invece un re umile che offre la pace e la liberazione agli oppressi, la consolazione agli afflitti e ai disperati, la sua comunione agli esclusi e ai peccatori. La liberazione che Gesù annuncia riguarda la possibilità di stabilire un nuovo rapporto con Dio fondato sull’amore e il perdono. Gesù è un re che non si lascia servire, bensì è lui ad offrire un servizio agli altri, infatti lava i piedi ai discepoli e chiede loro di fare lo stesso, guarisce gli ammalati e dice di essere venuto nel mondo non per <<essere servito, ma servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti>>. Matteo mette in risalto che l’arrivo di Gesù a Gerusalemme fa notizia e scuote la città. Non tutti sono a conoscenza della fama che lo circonda, perché molti si chiedono: <<Chi è costui?>>, che è la domanda centrale di tutto il Nuovo Testamento. E’ davvero lui il Cristo? E’ vero che da lui dipenda la salvezza e la liberazione d’Israele? E’ la stessa domanda che si ponevano i discepoli dinanzi alla sua maestà: <<Chi è costui, al quale persino il vento e il mare gli ubbidiscono? (Matteo 4,41). E’ la stessa domanda che fa porre Giovanni il Battista: <<Se tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?>> E’ la domanda che Gesù stesso rivolge ai discepoli: <<Cosa dice la gente che io sia? E voi chi dite che io sia?>> (Matteo 11,2-3). I discepoli sanno (fino ad un certo punto) chi è e che cosa ha fatto e detto il loro Maestro; forse alcuni della folla hanno visto i miracoli di Gesù. Gli scribi e i farisei sono preoccupati della sua dottrina e dell’appoggio che riceve dal popolo, ma molti non sanno molto di lui. Gesù, in qualche modo, sembra deludere le aspettative. Egli non è il Messia che molti attendevano. Gesù non si presenta come un capo militare interessato al potere e ai regni di questo mondo. La potenza di Gesù è diversa dalla potenza dei forti, la sua potenza sta nella sua misericordia e nella sua mitezza. Gesù conquista i cuori delle persone che incontra unicamente con la forza dell’amore, le libera dal peccato e dalla colpa che impediscono una giusta comunione con Dio. Gesù è acclamato a Gerusalemme come il Cristo glorioso, ma la sua gloria è  umanamente debole. Così la città è in subbuglio. Gerusalemme è divisa sul personaggio Gesù. Anche ai nostri giorni Gesù diventa motivo di divisione, di contraddittorio, di contrasti, e spesso di persecuzione  e morte. Ma non dobbiamo disperare. Gesù non ha bisogno della nostra approvazione per essere il Salvatore del mondo, il Re dei re. Il suo messaggio resta sempre lo stesso con la forza disarmante di un amore profondo per tutta l’umanità, nonostante l’opposizione di chi non ha ancora compreso la validità e la preziosità. Eppure in quest’uomo che va incontro alla morte siamo chiamati  a riconoscere il figlio di Dio. Non si tratta di spegnere la gioia che circonda questo evento, piuttosto non dobbiamo dimenticare che l’ingresso di Gesù a Gerusalemme segna l’inizio della sua passione e morte. Gesù entra nella città di Davide e l’unico trono che troverà sarà una croce, ma è su quella croce che l’umanità sarà redenta e riconciliata con Dio. Purtroppo intorno a quella croce non si troverà nessuno di quella folla che aveva osannato al figlio di Davide. Gli entusiasmi della folla si spegneranno subito, sia per calcolo che per ipocrisia. I discepoli fuggiranno, Giuda lo tradirà, Pietro lo rinnegherà, i religiosi lo consegneranno nelle mani dei suoi assassini per non perdere i loro privilegi e il loro potere. Per tutti costoro la croce resta un evento incomprensibile e inaccettabile, un segno di debolezza e di sconfitta. Gesù morirà nella più buia solitudine. In lui la chiesa primitiva vedrà la sorte del Servo del Signore descritto dal profeta Isaia ( Isaia 53,1-6).

 


1 Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato?
A chi è stato rivelato il braccio del SIGNORE?
2 Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella,
come una radice che esce da un arido suolo;
non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi,
né aspetto tale da piacerci.
3 Disprezzato e abbandonato dagli uomini,
uomo di dolore, familiare con la sofferenza,
pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia,
era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
4 Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
5 Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
6 Noi tutti eravamo smarriti come pecore,
ognuno di noi seguiva la propria via;
ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.


Quella stessa folla che aveva accolto e osannato al figlio Davide griderà: <<Crocifiggilo, crocifiggilo!>>. Gesù deciso andrà verso il patibolo, tra gli insulti e la derisione, coerente con ciò che aveva predicato offre persino il perdono ai suoi detrattori: “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno”. Allora è facile per quelle persone avere accolto Gesù in un clima di gioia, tra canti e suoni, ma il vangelo di oggi ci chiede di avere fiducia in lui anche dinanzi alla morte. Pochi giorni prima dell’arresto, Gesù esprimerà parole di amarezza sulla città che lo aveva osannato: <<Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la tua casa sta per esservi lasciata deserta. Infatti vi dico che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!>> (Matteo 23,37-39). La gioia della Domenica delle palme non deve fare da ombra alla croce. La croce, che agli occhi umani è sconfitta, rappresenta la vittoria di Gesù sul dominio del peccato e della morte, e la possibilità per noi di vivere una nuova vita nella speranza del Regno che viene. Da che parte stiamo noi? Tra quella folla festante e disinteressata, oppure passati gli entusiasmi della festa sappiamo invece riconoscere in quel segno paradossale che è la croce la gloria del Figlio di Dio? Riconoscere Gesù quale figlio di Dio, significa riconoscere che in lui è Dio stesso che agisce come creatore di salvezza della nostra vita. Un riconoscimento che però deve sapersi trasformare in fiducia, impegno, consacrazione; egli ci chiede di seguirlo sulla strada che porta al Regno di Dio e in questo cammino siamo chiamati a prendere ciascuno la propria croce. Gesù è andato diritto alla croce e non si è voltato indietro. E’ andato avanti fino in fondo per te e per me, per tutti. Essergli riconoscenti è il minimo che possiamo fare!

AMEN


Articoli più recenti: