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Home Biblicamente Libertà – Lettera ai Galati cap. 5, versetti 13-15

Libertà – Lettera ai Galati cap. 5, versetti 13-15

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Prosegue la pubblicazione della serie di meditazioni proposte dalla past. Elizabeth Green nel corso dell'ultimo Campo Estivo Intergenerazionale, tenutosi a Prati di Tivo dall'1 all'8 agosto 2010. Questa settimana, la terza parte: "Libertà"

In Gesù Dio ha abbattuto le mura di separazione che ci dividono per riconciliarci con sé e gli uni con gli altri. Eppure sembra che non sappiamo stare senza mura e divisioni. Anzi, sembra che abbiamo una propensione a costruire recinti. Mura buone, mura che stanno al loro posto, mura riparate rendono buoni i rapporti di vicinato dice un poeta americano. E chi ha delle terre, o conosce chi le ha, sa bene quante volte i confini di proprietà, dove finisce il mio terreno e inizia il tuo, sono spesso fonte di litigio.

Stamattina vorrei raccontarvi  un episodio che mi è successo di recente.
Una giovane donna viene al culto per qualche domenica. Le diamo il benvenuto, parliamo con lei e alla fine ci accordiamo per un colloquio pastorale. E’ cresciuta in una chiesa di stampo conservatore ed è fidanzata con un militare che è stato trasferito in Toscana. Non volendo separarsi e non potendo sposarsi perché il ragazzo non ha 26 anni hanno chiesto se la loro chiesa fosse disposta a benedire un’unione di fatto. Ma non è possibile, e così decidono comunque di convivere. Quando possono sposarsi chiedono di sposarsi nella loro chiesa, ma la chiesa risponde di no, perché hanno convissuto. A questo punto rompono i legami con la chiesa di origine, il ragazzo diventa cattolico e la ragazza cerca una chiesa evangelica in cui continuare il suo percorso di fede. Approda da noi, si trova bene, è una comunità accogliente, il culto le piace, MA... S’informa sui battisti, va sul sito dell'UCEBI e scopre che alcune chiese, inclusa ovviamente quella di Grosseto, hanno una pratica di non discriminazione, di accoglienza e persino di accettazione verso le persone omosessuali. Me ne chiede spiegazioni e le spiego i motivi di questa posizione a partire ovviamente dall’amore incondizionato di Dio per tutti e tutte inclusa lei. Dopo qualche giorno mi chiama: le dispiace, ma non può sentirsi a suo agio in una chiesa pronta ad accogliere persone di  orientamenti sessuali diversi. Riflettendo su questo episodio, ho pensato che lei volesse una comunità abbastanza aperta per accettare lei e la sua storia, ma non abbastanza aperta per accogliere persone che avevano fatti  percorsi diversi. E’ come se lei fosse riuscita ad abbracciare la libertà per sé, ma poi, certamente per una serie di motivi radicati e complessi, sentisse la necessità di dire basta! Altolà, ossia di erigere confini per escluderne altri.
Così arriviamo alla nostra terza parola: libertà.  Voi siete stati  chiamati a libertà! Le barriere sono abbattute, la causa dell’inimicizia è stata abolita, davanti a noi si aprono orizzonti infiniti di pace, amicizia, riconciliazione. Possiamo incamminarci verso l’infinito in Dio, nell’altro, in noi stessi e che cosa facciamo? Innalziamo barriere! Ricadiamo nel meccanismo dell’esclusione. Torniamo indietro.
E’ ciò che è successo ai credenti della Galazia. Avevano accolto il vangelo di Paolo della libertà in Cristo: Cristo li ha liberati perché fossero liberi e poi hanno avuto un ripensamento, si sono lasciati convincere che  quella fede con cui gioiosamente avevano ricevuto il messaggio di Paolo non bastasse, non fosse sufficiente ed era necessario fare  parte del popolo cui Gesù stesso apparteneva. Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne? Che cosa volevano fare i fratelli zelanti e insicuri della Galazia? Circoncidersi ossia inscrivere nel proprio corpo il segno della loro appartenenza al popolo di Dio come condizione di salvezza. Ma, chiede Paolo, avete ricevuto lo Spirito per mezzo delle opere della legge o mediante la predicazione della fede? Siete così insensati? Volendo ripristinare la circoncisione i Galati operavano una doppia discriminazione, rimettevano in piedi il muro  abbattuto da Cristo - muro cui funzione era separare i due popoli - e innalzavano di nuovo il muro che separava le donne dagli uomini. Se riedifico quello che ho demolito, mi dimostro trasgressore, dice Paolo. Ossia, sradicando la croce di Cristo dai confini dove era stata piantata, la  rendevano vana. Se la giustizia si ottenesse per mezzo della legge, Cristo dunque sarebbe morto inutilmente. Rendendo vana la morte di Cristo, si  rende vano anche il battesimo segno non circoscritto agli uomini, ma aperto a uomini e donne. "Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù."
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi. La libertà, la possibilità di andare verso l’infinito, la capacità di assumere fino in fondo il finito, ci fa paura. Paura degli altri la cui diversità percepita mi  destabilizza, mi mette in questione, mi invita a cambiare. Paura di me stessa e delle mie incompetenze, della mia inadeguatezza, delle miei spinte violente e incontrollabili, del mio non sapere agire nel mondo. Paura di Dio e della fede che mi richiede, delle pretese che potrebbe avere su di me, dell’ignoto verso il quale m’invita a camminare. Per carità! Meglio le mura, meglio i confini, meglio le barricate dietro le quali nascondersi ed essere sicuri. Eppure l’apostolo insiste. Cristo ci ha liberati, state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù. Sorelle e fratelli, siamo stati chiamati a libertà, libertà da tutto ciò che dentro e fuori di noi  rende la vita umana disumana. Orizzonti vaste si aprono, dentro di noi, accanto a noi, davanti a noi. L’infinito ci riserve senz’altro delle sorprese. Le scopriremmo domani.



 

Prosegue la pubblicazione della serie di meditazioni proposte dalla past. Elizabeth Green nel corso dell'ultimo Campo Estivo Intergenerazionale, tenutosi a Prati di Tivo dall'1 all'8 agosto 2010.