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Confini - Lettera agli Efesini 2,11-18

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Prosegue la pubblicazione della serie di meditazioni proposte dalla past. Elizabeth Green nel corso dell'ultimo Campo Estivo Intergenerazionale, tenutosi a Prati di Tivo dall'1 all'8 agosto 2010.

Eccoci qua, come abbiamo visto ieri, con tutte le nostre particolarità ovvero le nostre differenze; differenze di età, per esempio, differenze di provenienza segnalata magari dall’accento o dal colore della pelle, differenze di status sociale, differenze di orientamento sessuale e di genere. Siamo ricchi e poveri, bianchi e neri, uomini e donne per essere chiari. Che cosa è successo nel corso della nostra storia?  Le differenze insite nell’essere umani, la mia particolarità, unicità si sono tradotti in limiti e le differenze hanno alzato barriere, mura, confini.

Ecco la seconda parola del nostro viaggio: confini.
Viviamo, infatti, in un mondo attraversato da confini. Lo sanno bene tutti coloro i quali per qualsiasi motivo (il colore della pelle, il genere, un corpo giudicato disabile, un orientamento sessuale) sono stati esclusi: esclusi da un paese o da un bar o da una università o da una chiesa. Ho sentito dire che nel nord est in alcune fabbriche ci sono mense separate per italiani e immigrati. I confini, possono essere mura vere fatte di cemento armato e filo spinato  come quelle che separano Israele dalla Palestina o gli Stati Uniti dal Messico, ma possono anche essere leggi, pregiudizi, politiche. Hanno un unico scopo: separare le persone, includere alcuni e escludere altri. Il confine, quindi, come potete immaginare, diventa di somma importanza perché decide chi sta dentro e chi sta fuori.
Anche il mondo di Gesù era attraversato da mura, barriere, confini: quello tra padroni e schiavi, "Domestici, siate con ogni timore sottomessi ai vostri padroni" per esempio; oppure tra uomini e donne: "Le donne tacciano nelle assemblee perché non è permesso loro di parlare..." Tuttavia la differenza che pesava di più nella vita delle chiese nascenti era quella tra giudei - appartenenti al popolo di Dio - e tra i gentili, ossia tutti gli altri popoli non ebrei. Questa distinzione non solo occupa gran parte delle lettere di Paolo, ma anche il libro degli Atti. Qual era la posta in gioco? Per essere seguaci di Cristo bisognava prima entrare nel popolo di Dio, ossia diventare giudeo  e,  per gli uomini, aver inciso nel proprio corpo il segno di quella appartenenza, la circoncisione.
Che cosa dice il nostro testo? Che Gesù ha abbattuto il muro che separava queste due appartenenze l’una dall’altra. Ora questi due popoli non sono più due bensì uno; i confini sono stati spazzati via per creare un’unica realtà in cui non ci sono più né stranieri né forestieri, non c’è più chi è incluso e chi è escluso, non c’è più un dentro e un fuori. E’ un evento rivoluzionario. In Gesù, anzi nel corpo terreno di Gesù, Dio ha abbattuto non solo il muro di separazione, ma le mura di separazione, i confini che costruiamo per dividerci gli uni dagli altri. Lui, infatti è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia.
Ma, chiediamoci, è possibile prendere questo testo che si riferisce a una differenza etnica, religiosa, culturale vigente all’epoca in cui sono nate le chiese  per affermare che anche i confini tra altre differenze sono state attraversati, abbattuti, spazzati via? In altre parole, possiamo applicare ciò che dice questo versetto rispetto ai circoncisi e ai non circoncisi ad altre differenze? E’ esattamente ciò che ha fa l’apostolo Paolo. Scrivendo ai Galati Paolo afferma, in un versetto giustamente celebre, "Non c’è qui  né Giudeo né Greco, non c’è né schiavo né libero, non c’è né maschio né femmina ma voi tutti siete uno in Cristo Gesù."  Che cosa sta affermando Paolo? Che i limiti che fanno parte della particolarità di ognuno e ognuna, parte della nostra realtà corporea, non possono essere usati per dividerci gli uni dagli; non possono diventare alibi per costruire mura, barriere, confini. Il limite continua a esistere; essere donne o uomini fa parte della condizione umane, essere di pelle scura o di pelle chiara fa parte di chi siamo, essere omosessuale o eterosessuale è costituivo della nostra identità, ma non può essere motivo di discriminazione, per includere alcuni e escludere altri.
Perché?  Perché Gesù ha abolito la causa dell’inimicizia, quel volere in base a questa o quell’altra legge stabilire la nostra giustizia davanti a Dio, stabilire il nostro valore, stabilire, sì la nostra superiorità. Dov’è dunque il vanto?  Esso è escluso…Infatti non c’è distinzione: "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" – ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Nell’ottica divina, essere giudeo e non greco, libero e non schiavo, bianco e non nero, maschio e non femmina non è motivo di vanto, non garantisce nessun privilegio come essere donna e non uomo, greco e non giudeo, gay e non etero; non è motivo di vergogna e non significa essere svantaggiati. Abbattendo il muro di separazione e abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia X ha creato in sé stesso, dei due, un solo essere umano nuovo, facendo la pace.
Nel viaggio intrapreso da Dio in Gesù, in questa parola fatta carne, i confini sono stati attraversati, le mura abbattute, e nello spazio vuoto del confine si è eretta una croce. Croce cui due braccia raggiungono, afferrano i due popoli per  attirarli a sé e gli uni verso gli altri riconciliandoli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce.
Viviamo in un mondo attraversato da mura di separazione, siano esse di filo spinato o di decreti legge. Il vangelo, però, dichiara che Cristo è la nostra pace e ha abbattuto, tolto di mezzo la ragion d’essere di quei confini. A noi compete vivere la nuova realtà di un mondo senza barriere, ossia vivere come se i confini non ci fossero.  Questo significa adoperarsi  senza stancarsi mai per l’abbattimento delle barriere, quelle che attraversano il nostro mondo, la nostra società, le nostre chiese ma forse soprattutto quelle che attraversano l’intimo della nostra vita, che si nutrono dalle nostre paure e fragilità. Ma di questo parleremo un altro giorno.

 

Da oggi iniziamo la pubblicazione di  una serie di meditazioni proposte dalla past. Elizabeth Green nel corso dell'ultimo Campo Estivo Intergenerazionale, tenutosi a Prati di Tivo dall'1 all'8 agosto 2010.