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Come vivere il nuovo anno con più fiducia e meno ansie

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Perciò vi dico: non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre.

E voi, quanto più degli uccelli valete! E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? Se dunque non potete fa-re nemmeno ciò che è minimo, perché vi affannate per il resto? Guardate i gigli, come cresco-no; non faticano e non filano; eppure io vi dico che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu mai vestito come uno di loro. Ora se Dio riveste così l'erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi, gente di poca fede! Anche voi non state a cercare che cosa mangerete e che cosa berrete, e non state in ansia! Perché è la gente del mondo che ricerca tutte queste cose; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piut-tosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in più. Non temere, piccolo gregge; perché al Padre vostro è piaciu-to di darvi il regno”.

(Luca 12:22-32)

All’inizio di un nuovo anno siamo propensi a orientare il nostro sguardo verso il futuro che è davanti a noi e in un tempo come questo, in cui dominano ancora la crisi eco-nomica e la precarietà del lavoro, è facile essere presi dal timore e dall’ansia per il nostro futuro o per il futuro di nostri figli. Chissà che cosa ci riserverà questo nuovo anno!

La preoccupazione e il pes-simismo dilagano ormai nel cuore degli italiani e il falso ottimismo berlusconiano or-mai non riesce più a fare presa come una volta. Eppure noi oggi, come cristiani, ab-biamo ancora una parola di speranza che viene a rassicu-rarci. È la parola di Gesù che dice alla sua chiesa: “Non temere, piccolo gregge; per-ché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno”. Il Signore non ci ha abbandonati in preda al panico sulle sabbie mobili della vita ma, aprendo-ci le porte del suo regno per mezzo di Gesù Cristo, ci ha donato la possibilità di pog-giare la nostra vita sull’unica realtà stabile che non entra mai in crisi, che è data dalla sua grazia e dal suo amore.

I bilanci economici oscillano in continuazione ma l’amore che Dio ha per noi rimane eternamente stabile.Come scrive infatti l’Aposto-lo Paolo, “sono persuaso che niente e nessuno potrà mai separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (cfr. Rom 8,38-39). Qualcuno potrebbe obiettare che l’amore di Dio non mi porta il pane a casa e non mi paga le bollette! Cos’è quest’a-more di cui parliamo? Con un simile discorso sull’amore di Dio non rischiamo forse di ricadere da un falso ottimi-smo politico ad un falso ottimismo religioso..?

Riprendiamo un attimo le esortazioni contro l’ansia che Gesù rivolse ai suoi discepoli per cercare di capire insieme in che modo l’amore di Dio opera nelle nostre vite. Gesù disse ai suoi discepoli: “non siate in ansia per la vita vostra, di quel che mangere-te, né per il corpo, di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito”. Sin da questa prima esortazione si evince che Gesù richiama i suoi di-scepoli a riscoprire le priorità: la vita vale più del nutrimento e il corpo vale più del vestito.

Riscoprire quali siano le vere priorità nella vita è un primo passo per combattere l’ansietà per il domani. Un secondo passo che potremmo estrapolare dalla stessa esor-tazione di Gesù è quello di imparare a distinguere i mezzi dai fini. Mangiare e vestirsi sono dei mezzi per poter vivere la nostra vita. Può sembrare banale affermarlo ma, se pensiamo allo spreco di cibo che si è fatto in questo periodo di feste, dovremmo ammettere che non è poi così banale ricordarci ogni tanto quali dovrebbero essere i mezzi e quali dovrebbero es-sere i fini per cui vivere la nostra vita. Il cibo è un mez-zo di sostentamento per la nostra vita e il vestiario è un mezzo per proteggere il nostro corpo.

Negli ultimi decenni molti hanno condotto una vita vis-suta nello spreco di cibo e vestiti, al punto tale che l’ab-bondanza dei beni di consumo è stata concepita come un fine da raggiungere, anziché come un mezzo di sussi-stenza. L’attuale crisi econo-mica è dunque per molti di noi una crisi legata ai mezzi e non ai fini. In altre parole, non è la nostra vita ad essere minacciata, giacché abbiamo di che mangiare e di che ve-stirci, ma è piuttosto l’abbon-danza dei beni a disposizione che oggi viene meno a causa della crisi.

È finito il tempo dello spreco e le circostanze ci costringono a riabituarci alla sobrietà. Per la maggior parte di noi si tratta dunque di rinunciare al superfluo per concentrarci sul necessario. Se riuscissimo a distinguere il superfluo dal necessario, ci risparmieremmo tante preoccupazioni inutili dovute alla paura di perdere il superfluo. L’ansia per il domani diven-ta invece una faccenda seria quando comincia ad essere a rischio il necessario, nel caso in cui si è perso il lavoro e, per poter andare avanti, si è costretti a dipendere dai fami-liari o a indebitarsi. In casi del genere è più che legittimo essere preoccupati.

Ora, fratelli e sorelle, se siamo assillati da preoccupa-zioni del genere per noi stes-si, per i nostri figli o per i nostri nipoti, il Signore non ci abbandona in preda al panico ma, con la sua Parola poten-te, viene a incoraggiarci affin-ché possiamo gestire col suo aiuto una situazione del gene-re senza esserne sopraffatti. La Parola che il Signore ci rivolge in situazioni simili è la stessa Parola che Gesù rivolse ai suoi discepoli con un esem-pio semplice ma efficace:

Osservate i corvi: non semi-nano, non mietono; non han-no dispensa né granaio, ep-pure Dio li nutre. E voi, quan-to più degli uccelli valete!”. Con questo esempio Gesù rassicura i suoi discepoli ricor-dando loro che Dio non abbandona mai i suoi figli perché essi valgono più di qualsiasi altra creatura al mondo. Il Signore dunque ci promette che egli sarà al nostro fianco per sostenerci e per non farci mancare il ne-cessario per vivere una vita dignitosa.

L’amore che Dio ha per noi non è dunque un sentimento puramente spirituale e disin-carnato ma è una promessa che s’incarna nella vita reale che è fatta anche di bisogni materiali. Dio conosce ciò di cui abbiamo bisogno e ci promette anche che non ci farà mai mancare quel mini-mo indispensabile per sfamar-ci e per coprire i nostri corpi. Se faremo nostra questa pro-messa, potremo affrontare le nostre preoccupazioni econo-miche senza essere sopraf-fatti da esse.

Fratelli e sorelle, all’inizio di questo nuovo anno, il Signore ci chiama ad affidarci a Lui e a confidare nella sua miseri-cordia: egli conosce già ogni nostra pena, ogni nostra an-sia e ogni nostra preoccupa-zione e non è affatto indiffe-rente a tutto questo, bensì rimane al nostro fianco nella speranza che noi possiamo rimettere nelle sue mani tutto ciò che più ci assilla. Vogliamo allora cominciare questo 2010 riponendo in Dio solo la nos-tra fiducia, nella consapevo-lezza che l’assillo delle preoc-cupazioni non risolve i proble-mi perché, come dice Gesù, l’uomo “con la sua preoccu-pazione non può aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita”.

In altre parole, non è dispe-randoci che potremo migliora-re le nostre condizioni ma è soltanto riponendo la nostra fiducia nel Signore, perché, come è scritto nel libro del profeta Isaia, “quelli che spe-rano nel SIGNORE acquistano nuove forze” (Is 40:31).

Soltanto il Signore può do-narci le giuste capacità di cui abbiamo bisogno per af-frontare nel migliore dei modi i nostri periodi di crisi e per uscirne fuori più rafforzati.

Abbiamo veramente tutti bi-sogno di questa forza d’ani-mo, che nasce dentro di noi quando speriamo nel Signore e affidiamo a Lui la nostra vita e il nostro domani.

Perciò, l’augurio che oggi vogliamo farci è che il Signore possa venire a rafforzare cia-scuno di noi restituendo co-raggio a chi è scoraggiato, fiducia a chi è sfiduciato, spe-ranza a chi è disperato, lun-gimiranza a chi è disorientato, serenità e pace a chi è in preda al panico.

Per concludere, Gesù ci esorta a cercare sempre e comunque il Regno di Dio prima di ogni altra cosa e ci ricorda infine che noi siamo abilitati a cercare il suo Regno perché esso ci è stato già donato! Dio, per mezzo della persona di Gesù Cristo, ci ha già aperto le porte del suo Regno donandoci così la possibilità di entrarci. Pertan-to, noi oggi siamo invitati dal Signore a ricercare il suo regno affinché ciascuno di noi si assuma personalmente la responsabilità di accogliere il dono del Regno nella propria vita. Il Regno che Dio ci dona in Cristo consiste infatti nella possibilità di reimpostare la nostra vita sotto l’egemonia del nostro Signore, affinché sia Lui e non noi a dominarla, a proteggerla e a guidarla attraverso la luce della sua Parola e la forza del suo Spirito.

Se sarà Dio a regnare nelle nostre vite, allora sì che impareremo a vivere non più nell’ansia per quello che ci manca ma nella gratitudine per quanto già abbiamo. Ogni singolo bene a nostra disposi-zione sarà infatti vissuto co-me un dono che viene dalla mano misericordiosa del no-stro Signore e sapremo gioire delle piccole cose senza più vivere nell’assillo per tutto quello che non abbiamo ancora.

Fratelli e sorelle, il Padre nostro celeste sa già tutto ciò di cui abbiamo veramente bisogno, perciò riponiamo in lui la nostra speranza affinché possiamo vivere questo nuovo anno che è davanti a noi nella più completa fiducia che Egli ci sosterrà sia nel tempo dell’abbondanza sia nel tempo della ristrettezza, perché l’ amore che Dio ha per noi non è un amore fittizio, fatto di parole vuote, ma è un amore reale, fatto di una Parola che si è fatta carne in Cristo Gesù.