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Una mattina di primavera

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Marco 16
 
E' l'alba di un giorno di primavera, il primo giorno della settimana. L'alba con i suoi profumi della
terra, i suoi colori, i suoi suoni, che si risvegliano puntualmente. Gerusalemme e? nitida, accarezzata
dai primi raggi di sole. La settimana appena trascorsa e? stata segnata dal sangue: i romani hanno
ucciso un certo Gesu?, lo hanno crocifisso, insieme ad altri uomini, ed ora e? seppellito in qualche
tomba anonima. Alcune donne, coperte da mantelli neri, si muovono con passo veloce. Hanno delle
boccette di oli nelle mani: vogliono ungere un corpo ormai in stato di decomposizione, posto in una
tomba chiusa da una grossa pietra. Sono pazze! Si?, non possono che essere pazze. Come puo? venire
in mente a delle persone assennate di ungere qualcuno morto gia? da tre giorni? E come possono
sperare di aprire quella tomba? Sono pazze; impazzite perche? hanno amato Gesu? e hanno creduto in
lui! E lui e? morto.  
Avevano conosciuto Gesu? in Galilea, vicino al mare di Tiberiade. Lo avevano notato subito perche?
era un maestro che quando insegnava, guardava tutti negli occhi, uomini o donne, schiavi o liberi.
Quel rabbi? era veramente particolare. Avevano deciso di seguirlo, di diventare discepole di Gesu?, e
la loro vita, da quel giorno, era cambiata. E' difficile descrivere tutte le sensazioni che provavano da
quando facevano parte della comunita? di Gesu?. Erano prese da un senso di gioia, di pura allegria;
sentivano che la loro vita aveva finalmente trovato un significato, una direzione, un valore. Con
Gesu? avevano imparato a sentire Dio piu? vicino, piu? familiare. Avevano ripreso a sperare, a credere
che qualcosa di nuovo stava per succedere di li? a poco.  
Che bei momenti quelli trascorsi con Gesu? in Galilea. In quei pochi anni con lui non si sono mai
annoiate. Gesu? amava far festa. Era sempre circondato dalla gente. Era un uomo positivo, pieno di
energie, di iniziative. Poi quando sono partiti per Gerusalemme il loro istinto femminile aveva
avvertito un pericolo. Perche? andare a Gerusalemme, se in Galilea si sta cosi? bene?  
«Perche? non gli abbiamo impedito di venire a Gerusalemme?», chissa? quante volte si sono fatte
questa domanda camminando verso il sepolcro. «Perche??». Fratelli e sorelle, non e? facile nella vita
perdere qualcuno che si ama. Ancora piu? difficile e? perdere qualcuno in cui si e? creduto; perdere
quindi la propria fede, la propria speranza; perdere il significato della vita, perdere Dio. In questi
casi si diventa veramente pazzi. Non e? facile da un giorno all'altro trovarsi senza piu? terreno sotto ai
piedi. Quelle boccette d'oli, quel passo veloce, quei mantelli neri, quei silenziosi lamenti dipingono
la pazzia di quelle donne che hanno amato Gesu? e hanno creduto in lui.  
La pazzia di chi ha amato, di chi ha creduto, ed ha perduto ogni cosa! L'epoca in cui viviamo
somiglia molto a quell'alba di tanti secoli fa. Stiamo anche noi, come quelle donne, affrettandoci
verso un sepolcro, una tomba. Noi, cittadini di questo secolo breve (come l'ha definito uno storico),
stiamo andando verso un nuovo millennio, ma ci incamminiamo senza speranza; avanziamo senza
convinzione. Non portiamo con noi nessun senso profondo di gioia, non abbiamo sogni, abbiamo
perso di vista la stella cometa che doveva indicarci la direzione della salvezza. Un'indagine sui
giovani dice che essi si sono adeguati allo slogan pubblicitario che dice: «Vivete, al resto pensiamo
noi». Si va verso il nuovo millennio senza pensare, senza essere in grado di decidere, con il solo
obiettivo di consumare.  
Ma ritorniamo all'alba di un giorno di primavera. Le donne incedono con lo sguardo rivolto al
suolo. La testa abbassata. Non hanno la forza di alzare gli occhi, ma quando lo fanno vedono che la
pietra della tomba e? stata rotolata. Entrano nella tomba, vuota. No, non e? vuota. C'e? un giovane
seduto, avvolto nell'ombra. E' seduto sul lato destro. E' sorridente, ha la faccia di chi sta per riferire
una buona notizia. E' tranquillo, come se avesse fissato un appuntamento con quelle donne in quel
luogo, a quell'ora. «Cosa fate qui?, dice, ritornate in Galilea!».  
Anche nel nostro cammino verso il sepolcro c'e? qualcuno che ci aspetta, qualcuno che ha fissato un
appuntamento con noi, anche a nostra insaputa. Qualcuno che di dice: «Ma dove state andando?,
tornate indietro, ritornate in Galilea!».  
Cari fratelli e sorelle, cosa vuol dire: ritornate in Galilea? La Galilea e? il luogo in cui incontriamo
Cristo, il risorto. E il risorto e? l'annuncio che dice: se tutti i sogni umani sono caduti, il sogno di Dio
non puo? cadere! Se tutte le nostre battaglie, le nostre aspettative sono perse, Dio ha vinto! Se le
grandi ideologie umane si sono sciolte davanti al fuoco della storia, l'idea di Dio e? ancora in piedi!
C'e? uno squarcio nel tessuto consunto della storia umana, e attraverso la fessura si vede il futuro di
Dio: Cristo e? risorto, tutte le strade portano in Galilea, Dio ha vinto!  
La Galilea e? il luogo della gioia. E' li? che le donne hanno vissuto i giorni dell'allegria. Tornare in
Galilea e? ritornare a vivere. Ritornare a credere. Far rivivere la propria fede. Far tornare i giorni
d'allegria passati. Abbiamo tutti bisogno di tornare in Galilea. E' un viaggio che, ogni tanto, si deve
intraprendere. Si va in Galilea a riacquistare entusiasmo, gioia, fede, voglia di vivere. La Galilea e?
anche, e forse innanzitutto, il luogo della risurrezione della memoria. La memoria e? fatta delle
speranze, dei sogni, dei dolori, delle paure, delle ingiustizie che sono dietro di noi, nel passato, ma
che attendono d'essere ascoltate, riscattate, liberate. Se non vogliamo che il nuovo millennio sia un
sepolcro, dobbiamo fare in modo che la memoria risorga. La storia umana va avanti se la memoria
dello storia va avanti. La storia va avanti se sappiamo andare verso il futuro con lo sguardo rivolto
verso il passato. La Galilea e? il luogo dove la memoria risorge. Il risorto poteva fare a meno di fare
un appuntamento in Galilea. Poteva dire ai discepoli: scurdammece o 'passate (dimentichiamo il
passato). Ma Cristo e? risorto con i segni della crocifissione, ed e? apparso in Galilea, perche? si
risvegliasse la memoria dei suoi discepoli, perche? senza memoria non c'e? nessuna risurrezione.  
L'alba di una mattina di primavera attende ciascuno di noi. Ci attende non al sepolcro, ma in
Galilea, li? dove si puo? vedere la vittoria sulla morte; li? dove si puo? ritrovare l'allegria e la voglia di
vivere; li? dove si acquista l'unico biglietto valido per il futuro: la memoria. Amen  
Raffaele Volpe

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