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Il rituale della violenza

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Matteo 6:1
Quando la volpe incontro? il piccolo principe, nella meravigliosa favola di Saint-Exupery, gli chiese
di addomesticarlo, spiegandogli che addomesticare significa creare dei legami.
Il piccolo principe le chiese cosa avrebbe dovuto fare e la volpe disse: «In principio tu ti sederai
un po? lontano da me, cosi?, nell'erba. Io ti guardero? con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le
parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po? piu? vicino».
Quando il piccolo principe torno? il giorno dopo all'appuntamento con la volpe, la volpe gli disse:
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora. Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle
quattro, dalle tre io comincero? ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera? la mia felicita?.
Quando saranno le quattro, incomincero? ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro? il prezzo della
felicita?! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro? mai a che ora prepararmi il cuore... Ci
vogliono riti».
La volpe, al fine di consolidare i rapporti tra lei e il piccolo principe, prospetta la necessita? di
attenersi a determinati riti. Il piccolo principe chiede alla volpe: «Ma che cos'e? un rito?». E la
volpe risponde: «E' quello che fa un giorno diverso dagli altri, un'ora dalle altre. C'e? un rito, per
esempio, presso i cacciatori. Il giovedi? ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi? e? un
giorno meraviglioso! Io mi spingo fino alla vigna. Se i cacciatori ballassero un giorno qualsiasi, i
giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».
Beh, per fare un esempio piu? vicino a noi, immaginate se il culto domenicale si facesse in un
qualsiasi giorno della settimana e in un orario imprevisto. Probabilmente solo in pochi potrebbero
parteciparvi. Non avremmo mai la stessa opportunita? che la domenica mattina ci offre per creare
legami. Noi esseri umani abbiamo bisogno di riti, perche? attraverso di essi, impariamo a vivere
insieme. A rispettarci, a sentirci responsabili l'uno dell'altra. Attraverso i riti creiamo la vita
sociale.
Ma non sempre i riti fanno del bene. Anzi, il piu? delle volte nei riti si manifesta anche molta
violenza. Nell'antichita?, quando scoppiava un' epidemia, si cercava sempre un povero disgraziato,
un mendicante, uno straniero o una donna da sacrificare, una vittima insomma che facesse da
capro espiatorio. Si racconta, ad esempio, di un certo Apollonio, che era considerato come il Gesu?
pagano in quanto a miracoli. Dicevo, si racconta che questo Apollonio fu chiamato ad Efeso
perche? era scoppiata un'epidemia. Apollonio giunto ad Efeso convoco? gli Efesini e disse: «Fatevi
coraggio, perche? quest'oggi mettero? fine a questo flagello». Con tali parole condusse tutta la
popolazione a teatro e li? vide quello che sembrava un mendicante, che astutamente ammiccava
gli occhi come se fosse cieco. Apollonio allora disse agli Efesini: «Raccogliete piu? pietre possibile
e scagliatele contro questo nemico degli de?i». Gli Efesini a questo punto si domandarono che
cosa intendesse, ed erano scossi all'idea di uccidere uno straniero cosi? palesemente miserabile.
Tuttavia Apollonio insistette, e incito? gli Efesini a scagliarsi contro di lui. E non appena alcuni di
loro cominciarono a lanciare pietre e a colpirlo, il mendicante che prima sembrava ammiccare ed
essere cieco diede loro improvvisamente un'occhiata, e mostro? che i suoi occhi erano pieni di
fuoco. Alloro gli Efesini riconobbero che si trattava di un demone, e lo lapidarono fino a formare
sopra di lui un grande cumulo di pietre.
Sarebbe molto interessante confrontare questo miracolo di Apollonio con un miracolo meno
appariscente: l'intervento di Gesu? a favore dell'adultera che doveva essere lapidata. Anche in
quel caso ci troviamo di fronte ad una possibile lapidazione, anche li? c'e? un rito: uccidere una
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sospetta adultera per allontanare dal proprio paese la maledizione divina. Il miracolo di Gesu? e?
pero? l'opposto di quello di Apollonio: Gesu? non incita alla lapidazione, ma salva. Salva, anche se
deve per questo contraddire la legge. La misericordia di Dio che si manifesta in Gesu? puo?
trasgredire qualsiasi regola, qualsiasi legge, per affermare la sua grazia. Attraverso dei riti,
soprattutto riti sacrificali, l'essere umano cerca di allontanare dalla comunita? umana la violenza
distruttiva. Uccide una vittima, contro la quale si canalizza tutta l'aggressivita?. Una vittima, un
capro espiatorio, per lo piu? del tutto innocente, che appare a tutti come unico colpevole; una
vittima la cui eliminazione violenta ricrea come per miracolo l'armonia nella societa?. Il genocidio
di Hitler contro gli ebrei e? un ottimo esempio che spiega come una maggioranza dominante cerca
di trasformare una minoranza religiosa, o etnica o politica in una vittima da sacrificare. Anche
Milosevic e? un esempio del genere nella sua persecuzione contro i Kossovari. E se volessimo
continuare a ragionare a voce alta, anche i bombardamenti contro i Serbi sono una specie di
lapidazione moderna dall'alto. Una lapidazione che pero? segue le antiche regole: una volta che e?
stata lanciata la prima pietra diventa facile lanciare tutte le altre. Imitare la violenza e? la cosa piu?
facile, piu? difficile e? iniziarla.
C'e? una lapidazione piu? subdola, ma altrettanto efficace accanto a queste piu? appariscenti. Coloro
che la eseguono sono i paesi ricchi, noi; i lapidati, le vittime, i capri espiatori sono i paesi poveri.
Li lapidiamo nei loro paesi costringendoli ad uno sviluppo che serva a migliorare ancor piu? il
nostro livello di benessere; li lapidiamo quando vengono qui, schedandoli, maltrattandoli,
sospendendo ogni forma di diritto. Ci proteggiamo, proteggiamo la nostra ricchezza attraverso
riti mascherati da formule macroeconomiche; compiamo i nostri olocausti, i nostri sacrifici,
vestendo i panni di poliziotti di un nuovo ordine mondiale. In realta? proteggiamo innanzitutto i
nostri interessi.
La volpe propone un rito per creare legami e portare la felicita?. L'essere umano invece sembra
produrre solo riti che creano violenza e producono vittime. Eppure c'e? un rito che ha il potere di
smascherare i riti violenti umani, che ha il potere di creare legami e di portare la felicita?. E' il rito
che noi celebriamo stamattina, la Cena del Signore. Un rito fondato sulla storia di una vittima di
nome Gesu?, perseguitata ed uccisa. Una vittima del tutto innocente. Una vittima che sale
volontariamente sulla croce per denunciare la violenza dell'umanita?.
Il capro espiatorio in Gesu? diventa Dio stesso. Dio non e? il mandante della violenza, ma e? colui
che assorbe la violenza umana dentro di se?, l'assorbe per liberarla dalle sue false giustificazioni,
per smascherarla. Dio, il capro espiatorio, l'amico e il difensore delle vittime, toglie la maschera
alla violenza umana che e? spesso nascosta dietro buone motivazioni, dietro convinte ideologie,
supportata da processi penali che sono convinti di aver individuato il vero colpevole. Cristo, il
colpevole innocente, smaschera la innocente colpevolezza dell'umanita?. Nessuno puo? piu?
scagliare la prima pietra, la seconda o la terza e far finta di niente, e avere la coscienza a posto.
In Cristo, Dio ha tolto la maschera alla nostra violenza, e attraverso un amore a caro prezzo ci ha
posti davanti all'alternativa: compiere riti che vogliono creare legami e produrre felicita?. Riti che
non hanno bisogno di vittime e di capri espiatori. Riti nei quali noi esercitiamo la nostra giustizia
non per essere notati dagli altri, ma per affermare il grande progetto di liberazione di Dio. Riti
che sappiano disarmare la violenza perche? sanno farsi carico della violenza, perche? sanno subirla,
perche? sanno sperare. Noi mangiamo il pane e beviamo il vino con la speranza di mangiarlo
ancora nel Regno di Dio.
Amen
Raffaele Volpe

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