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Un messaggio di liberazione

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I capi dei sacerdoti e i farisei, quindi, riunirono il sinedrio e dicevano: "Che facciamo? Perché quest'uomo fa molti segni miracolosi. Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno come città e come nazione". Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote quell'anno, disse loro: "Voi non capite nulla, e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione". Or egli non disse questo di suo; ma, siccome era sommo sacerdote in quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi. Da quel giorno dunque deliberarono di farlo morire.
GIOVANNI 11,47-53

I capi religiosi, sacerdoti e farisei, posti di fronte ai segni miracolosi compiuti da Gesù, si imbarcano in un discorso di sapore squisitamente politico: vogliono evitare che i Romani distruggano le loro città e la loro nazione. Per scongiurare la temuta ira dei Romani, essi deliberano di fare morire Gesù. La morte di Gesù viene vista come un guadagno, un utile per il popolo e per la nazione.

Siamo di fronte ad un calcolo rozzo; un calcolo suggerito dalla paura, dal terrore che soltanto i fantasmi possono provocare. Non c'è alcuna certezza che i Romani vogliano distruggere il popolo perché esso crede in un suo profeta, in un suo predicatore e operatore di miracoli. Ma veramente i 70 saggi che componevano il sinedrio di Gerusalemme temevano i Romani al punto di concertare la morte di Gesù ? O non sarebbe piuttosto vero pensare che essi temevano l'insidia che Gesù rappresentava al loro ruolo di guide religiose ? E' probabile che Gesù rappresentasse una minaccia per lo status quo. Ma chi voleva difendere lo status quo, i Romani o i componenti del sinedrio ? Questi si sentivano sinceramente preoccupati per le sorti del popolo o per quelle del loro ruolo e delle loro poltrone ?

La storia ci ha mostrato che la distruzione di Gerusalemme, effettivamente avvenuta nel 70 d.C., non ha avuto luogo per la predicazione evangelica di Gesù o dei suoi discepoli, ma per degli atti di guerriglia che esulavano dalla pratica di Gesù e della chiesa primitiva. Dunque, le preoccupazioni del sinedrio appaiono eccessive e ci fanno sospettare la difesa di un interesse corporativo, piuttosto che la difesa del bene del popolo.

Sono ben strani questi capi del popolo, questi capi religiosi, che di fronte ai segni miracolosi di Gesù non si interrogano su cosa quei segni vogliano significare. Strani appaiono perché non vogliono scorgere l'opera salvifica di Dio attraverso l'opera di Gesù: guarigioni, resurrezioni, parola salvifica. L'agire di Gesù che porta guarigione, che mostra il volto nuovo della religione e di Dio stesso, appare loro pericoloso, sovversivo, fonte di guai per il popolo e la nazione.

L'esperienza fallimentare del sinedrio sembra non avere insegnato nulla ai capi religiosi che cercano di preservare a loro dire il bene del popolo facendo morire l'innocente, infliggendo sofferenze a coloro che Gesù col suo vangelo è venuto a liberare. Ancora oggi i capi religiosi sembrano interessati a mantenere stretto il loro potere, il loro controllo sul popolo e a offuscare qualsiasi messaggio nuovo, liberante, di guarigione, di resurrezione e di vita nuova. Per questo, di fronte a quelle che vengono percepite come minacce si invoca l'anatema, la squalifica e si mettono in atto azioni politiche o militari per ridurre al silenzio o per uccidere chi viene percepito come minaccia al proprio potere.

E' vero, Gesù è morto per la salvezza del suo popolo, cioè di tutti i popoli del mondo. Egli ha dato la sua vita per guarire e liberare, nonché per combattere i poteri ottusi e chiusi al nuovo. Egli è andato incontro alla morte col coraggio degli eroi; è stato sacrificato come un agnello per i peccati di tutti; è stato abbandonato al martirio e alla morte ignominiosa come se quell'atto dovesse essere la pietra tombale sulla sua persona, sulle sue parole e i suoi atti. Invece, Gesù è risuscitato. Ciò ci dice che 70 membri di sinedrio non possono mettere a tacere la vita nuova che Gesù ha portato. La resurrezione ci dice che là dove c'è la vita non basta una spada, una lancia, una croce o una pietra per mettere la parola fine. La pietra è stata smossa, il corpo è tornato glorioso, la vita ha manifestato la sua vittoria sul buio della tomba, sul buoi delle menti e sulla morte.

Oggi vogliamo gridare che il sacrificio di Cristo deve essere considerato completo, irripetibile. Non abbiamo più bisogno di vittime sacrificali; non abbiamo più bisogno di condannare a morte quelli che non comprendiamo; non abbiamo bisogno di far soffrire quelli che consideriamo diversi da noi. La vita risorge, nonostante le tombe, la verità emerge, nonostante i pronunciamenti dei sinedri, le ferite di oggi saranno presto guarite e questo, speriamo, servirà di invito al ravvedimento a quanti sono ancora sulla strada buia della paura. Ravvedimento significa conversione del proprio cammino, cambiamento di mentalità, di vita. Chi si ravvede ha ancora la possibilità di incontrare il Signore della gloria in tutto il suo splendore.

Salvatore Rapisarda


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