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Unione Cristiana Evangelica Battista d‘Italia

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Home Biblicamente La vita con uno scopo - VIII
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Matteo 28:18-20


Sono passati quaranta giorni da quando abbiamo iniziato a leggere il libro di Warren: La vita con uno scopo. La vita non può non avere uno scopo. Tende naturalmente verso un fine. Per molti il fine della loro vita è la fine della loro vita.

Qual è il nostro fine? Qual è lo scopo della mia vita? Quali scopi ha un credente, o meglio: quali scopi dovrebbe avere un credente? In questi quaranta giorni ci siamo soffermati su quattro scopi. Il primo: la creazione tutta e ogni singola creatura sono il frutto di un atto d’amore e di gioia da parte di Dio. La creazione è l’inno di gioia di Dio. Ciascuno di noi riflette il piacere che Dio, l’artista, ha provato nel crearci dal nulla. Lo scopo della nostra vita è ricambiare questo piacere. Piacere a Dio, a Dio che si è compiaciuto in ognuno di noi. Questo è il primo scopo: piacere a Dio!

Il secondo scopo è appartenere con lealtà e con spirito di servizio alla propria chiesa. Noi non siamo stati creati per stare da soli. Ciascuno di noi, nella sua unicità, ha bisogno dell’altro. La comunità è un dono che Dio ci dà. Un dono prezioso, che molti si accorgono di quanto sia prezioso solo perdendolo. Ma appartenere alla comunità richiede lealtà. Lealtà significa onestà, correttezza, fedeltà. La chiesa non è un supermercato dove cerchi il prodotto che ti serve e se non lo trovi cambi semplicemente supermercato. Alla chiesa bisogna essere disposti a donare il proprio tempo, le proprie idee, i propri soldi. Con la contribuzione che noi diamo alla chiesa, dichiariamo quanta importanza diamo alla comunità.

Il terzo scopo è crescere. Non si può restare bambini. Nella fede si cresce. Si diventa maturi. E il modello col quale siamo chiamati a misurarci è Cristo. Raggiungere l’altezza di Cristo, questo è il terzo scopo. Lo sappiamo che non saremo mai capaci di realizzare questo obbiettivo. Lutero diceva che saremo come Cristo solo con la nostra morte. Ma è veramente un’esperienza edificante vedere dei credenti che vogliono migliorarsi, che sanno ogni giorno rivestire l’uomo nuovo e ogni giorno sanno rinunciare all’uomo vecchio.

Il quarto scopo è il servizio. Un cristiano deve sapersi fare servo di tutti. Servo del mondo. Servi degli ultimi della terra. Noi siamo chiamati ad essere i servitori della giustizia. Dobbiamo dare da mangiare agli affamati, da bere agli assettati. Dobbiamo consolare gli afflitti. Sostenere lo straniero. Portare la speranza a chi è ammalato. Fare compagnia a chi è solo. Piacere a Dio, appartenere lealmente alla propria chiesa, crescere e servire. Questi sono i quattro scopi che abbiamo incontrato in queste ultime domeniche. Resta l’ultimo scopo, l’ultimo fine, l’ultima cosa per la quale vale la pena vivere la nostra vita. Anche Gesù mise questo scopo come ultimo: prima cercò di piacere a suo Padre facendo la sua volontà, poi cercò di chiamare a sé discepoli e formare una comunità, poi si sforzò ogni giorno di crescere, poi diede da mangiare agli affamati, dividendo il pane e moltiplicando secondo i bisogni, poi alla fine si mise seduto e iniziò ad insegnare. Annunciò l’evangelo, la buona notizia.

Il nostro quinto scopo, l’ultimo, lo scopo stesso degli altri quattro scopi precedenti, è annunciare il messaggio di Cristo al mondo. “Andate”, disse Gesù ai suoi discepoli. Ora questi uomini e queste donne, che lo avevano seguito nella buona e nella cattiva sorte, erano pronti ad andare. Il brano che abbiamo letto, il grande mandato, si apre con un verbo: “E avvicinatosi Gesù parlò loro…”. E’ l’unica volta che il soggetto di questo verbo è Gesù stesso. E’ lui che si avvicina ai suoi discepoli. Eravamo abituati a vedere gli altri avvicinarsi a Gesù, per interessi diversi. A volte un malato si avvicinava a Gesù per essere guarito. Altre volte è il tentatore che si avvicina per mettere alla prova Gesù. A Gesù si avvicinano i discepoli; dottori della legge; persone alla ricerca. Giuda alla fine si avvicina a Gesù per baciarlo e per tradirlo.

Chissà anche noi quante volte ci siamo avvicinati a Cristo, con le nostre domande, o i nostri buoni propositi. Ma in questo brano di oggi è Gesù che si avvicina. Sa che non può mandare i suoi discepoli per il mondo se non si avvicina a loro, se non compie questo gesto, se non esprime questa cura. Non può mandarli per il mondo se non promette di essere con loro fino alla fine della storia del mondo. Gesù si avvicina, altrimenti non può mandarli. Ma non basta essere vicini. Gesù supera una distanza, ma non resta muto. Ha una parola da pronunciare. Una parola che non viene mai presa sul serio dalle chiese e dai cristiani. Stiamo attenti un attimo e riascoltiamola: “Ogni autorità mi è stata data in cielo e sulla terra”.

A me interessa specialmente questa ultima parte: sulla terra. Gesù ha un’autorità che il Padre gli ha dato sul mondo, sulla terra. Sono dispiaciuto sentire credenti che abbandonano il mondo dicendo che è nelle mani del diavolo. Tollerano ogni genere di ingiustizia, perché sono convinti che la chiesa non debba mettere le mani nelle cose del mondo. Eppure qui Gesù dice di avere autorità sulla terra. E noi non possiamo lasciare la terra nelle mani di chi vuole distruggerla. Gesù si avvicina ai suoi discepoli con una parola chiara. Dopo, soltanto dopo tutto questo, può anche mandarli. “Andate”. Sì, perché per andare ci deve essere qualcuno disponibile. Ed è soltanto se Cristo è vicino con la sua parola che noi troviamo il coraggio della disponibilità. Il quinto scopo di un credente è “andare”. O meglio: è andare e fare discepoli. Non: andare e fare credenti. Ma: andare e fare discepoli. Cristo non vuole dei credenti, vuole dei discepoli. Non vuole dei buoni cristiani che credono in Dio, vuole degli operai, dei lavoratori.

Ma come si fanno discepoli? Semplice: battezzando e insegnando. Debbo farvi una domanda indiscreta: “Quante persone si sono battezzate a causa della nostra testimonianza?”, “Quante persone abbiamo curato insegnando loro quel che Gesù ci ha insegnato?”. Il quinto scopo di un credente è annunciare il messaggio del Cristo. Ora il quadro è completo. Abbiamo davanti a noi tutti e cinque gli scopi: piacere a Dio, appartenere lealmente alla propria chiesa, crescere, servire e annunciare l’evangelo. Siamo pronti a fare di questi cinque scopi, lo scopo della nostra vita? Siamo pronti?

Amen

Raffaele Volpe


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